女書 Nu Shu: la scrittura intima delle donne dell’Hunan
di Francesca Rosati Freeman, Gennaio 2009
La trascrizione in caratteri cinesi è 女書(nu shu=scrittura delle donne).
C’è chi dice che data di 400 anni fa, chi di mille o di tremila se ci si riferisce al ritrovamento di alcune iscrizioni ritrovate sulle ossa di animali o scaglie di tartaruga nelle rovine Yin, ma c’è chi dice che è ancora più antica facendola risalire alle società matriarcali.
Alcuni dicono che si tratta di un codice segreto, altri precisano che si tratta di un sistema di scrittura, qualcuno afferma che è già scomparsa, altri ne prevedono l’imminente estinzione, ma nonostante le origini del nu shu non siano ancora molto chiare, ciò non toglie nessun valore alla sua creazione e pratica in una regione isolata della Cina, l’Hunan, e precisamente nella prefettura di Jiang Yong, nella zona montagnosa del Sud-Ovest del paese dove gli Han coabitano con gli Yao e le donne per comunicare fra di loro e confortarsi a vicenda, hanno inventato una scrittura, trascrizione del loro dialetto locale.
La leggenda racconta che una bella ragazza della provincia dell’Hunan, scelta come concubina da un imperatore della dinastia Song (960-1279), per sfuggire alla solitudine e all’isolamento avrebbe creato un codice scritto per comunicare con la madre e le sorelle fuori dal palazzo.
Private del diritto all’istruzione le donne non sapevano nè leggere nè scrivere la lingua ufficiale.
Prima dell’avvento di Mao, oltre al divieto di istruzione, avevano l’obbligo di portare i piedi bendati, pratica comune che consisteva nel piegamento della parte anteriore dei piedi fino alla frattura ossea, ma con il risultato di avere dei piedi che somigliassero ai fiori di loto1 e con la garanzia di contrarre dei buoni matrimoni.
Ciò provocava sofferenze per almeno due anni e riduceva la loro mobilità fin dalla più tenera età. Inoltre adempivano all’obbligo di contrarre matrimoni combinati che le allontanavano dalla cerchia familiare: dalle sette sorelle adottive, jiebai zimei, le cui relazioni erano talvolta migliori che con le vere sorelle e dalle lao tong, considerate più che sorelle, come anime gemelle.
Lisa See ci racconta che fin dalla giovanissima età due ragazze che avessero la stessa data di nascita e appartenessero alla stessa classe sociale, diventavano lao tong, cioè si giuravano amicizia eterna, stringevano fra di esse dei legami affettivi molto forti e si separavano solamente all’età di diciassette o diciotto anni per andare a vivere presso la famiglia del marito dove diventavano delle spose sottomesse.
La tradizione voleva che tre giorni dopo il matrimonio la neo-sposa sarebbe dovuta ritornare nella casa materna e restarci fino alla nascita del primo figlio. Durante questo periodo la sposa non doveva avere relazioni con altri uomini e viveva nelle camere riservate alle donne della famiglia assieme alle altre sorelle adottive.
In questi locali comuni le donne passavano la maggior parte del loro tempo, esse cucivano, tessevano, filavano e ricamavano tutte insieme cantando nello stesso tempo i canti tradizionali, improvvisando dei versi e raccontandosi storie e leggende.
Fin dai tempi di Confucio (551-479 a.C.) lo storico pensatore che più di tutti ha marcato la civiltà e la cultura cinese, le donne erano trattate come degli esseri inferiori subendo ogni sorta di umiliazione. Esse dovevano rispettare le regole morali del Confucianesimo delle tre obbedienze: al padre prima del matrimonio, al marito dopo il matrimonio e al loro figlio dopo la morte del marito, e delle quattro virtù: moralità, auto-controllo nel parlare, modestia e diligenza.
“The Woman’s Classic” (Nh`er jing) opera di un autore anonimo che è circolata per secoli in tutto il paese detta, sotto forma di rime, le norme di comportamento per le donne:
The four-syllabic Women’s Classic
Will teach you wisdom.
Young girls, to behave as [good] women,
Do not leave the inner chamber,
When you smile do not show your teeth
When you sit do not incline your body,
Be soft and careful in what you say,
Never raise your voice
Comb your hair smartly
And put effort into washing and starching
Do not apply rouge
Keep yourself fresh and pure
Learn how to use the needle and weave,
Be diligent in your endeavours
Learn paper cutting and sewing hemp
Master all the [female] crafts
Sleep at nightfall and rise at dawn
When you retire to bed bind your feet
Arrange your attire with care
Before you leave the bedroom.
Make the fire in the hearth
And keep warm tea at the ready,
As for your father and uncles,
Respect them with due etiquette
When you carry them plates and offer them tea,
In passing and fetching do not be too intimate
Treat your husband as your superior
Take care to respect him well (pp. 1693-7).2
Si potrebbe ipotizzare che il nu shu sia nato piuttosto dalla resistenza delle donne alla cultura del Confucianesimo in questa parte del Sud-Ovest della Cina dove, secondo il professore Gong Zhebing, sono nate diverse culture come sfida delle donne alle tradizioni.
Le donne dell’Hunan vivevano segregate in una parte della casa a loro riservata dove si stabilivano e si consolidavano i loro legami e si promettevano amicizia e fedeltà diventando sorelle per la vita e nell’al di là. I piedi bendati le escludeva dal lavoro nei campi, compito affidato agli uomini e passavano il giorno all’adempimento dei lavori domestici oltre che a tessere, cucire e ricamare.
È paradossalmente in questo ambiente di segregazione in cui la società maschile era completamente separata dalla relegata ma attiva società femminile e in cui gli spazi molto più grandi riservati agli uomini servivano ad aumentare la repressione sulle donne, che si è sviluppata una cultura di genere espressa in una scrittura completamente inventata, il nu shu, che valorizzava le donne e in cui queste si identificavano.
“Per la sorella la camera sotto il tetto
Per il fratello la grande sala e lo studio
Noi ricamiamo modelli a migliaia
Il fratello più giovane legge libri a migliaia”3
È comunque straordinario che in un mondo dominato dal patriarcato e dalla cultura Han, in una società di tipo feudale, le donne dell’Hunan abbiano creato, per una forma di resistenza, un sistema di scrittura che le madri hanno trasmesso alle figlie e che gli esperti stimano fra i 1.000 e i 1.500 caratteri assieme alle varianti, ognuno dei quali rappresenta una sillaba del loro dialetto locale: il cheng guan tu hua. È un avvenimento abbastanza singolare se non unico e assai straordinario.
Anche se nata in un ambiente femminile questa scrittura non veniva preclusa agli uomini ma i mariti e i padri hanno mostrato una quasi totale indifferenza considerandola come qualcosa di pertinenza delle donne che consideravano inferiori a loro. Pur disponendo della loro autorità e potere però non l’hanno vietata, potrebbe forse significare che in fondo ne ammirassero l’abilità e il talento?
Alcuni scritti e canti in nu shu riflettono un tipo di liberazione dalla morale costrittiva del Confucianesimo e l’immagine femminile che ne risulta è raggiante di forza e determinazione. Altri invece riflettono la sofferenza e la disperazione di una vita di stenti e di soprusi soprattutto dopo il matrimonio.
Ballate e poemi narrativi in nu shu non sono copie degli originali, piuttosto la trascrizione di storie e leggende tramandate di generazione in generazione, ma trasformate e adattate allo spirito delle donne che le hanno trascritte. La donna è sempre un’eroina, il suo grande spirito di indipendenza è una sfida alle tradizioni. “Zhu Yingtai” è un lungo poema che racconta come una ragazza determinata ad andare a scuola e ricevere l’educazione allora negata alle donne, si traveste da uomo e abbandona la sua famiglia. Quando incontra Shan Bo un altro studente con il quale condivide la camera e persino il letto, questi comincia ad avere il sospetto che si tratti di una donna, ma Zhu Yinctai con argomenti sorprendenti riesce a convincere l’ingenuo ragazzo che avere i seni è avere una grande fortuna, quelli che non ce l’hanno sono veramente sfortunati e che solo i cavalli e i buoi fanno pipì all’impiedi mentre quelli che la fanno seduti sono i veri ragazzi che andranno in paradiso. I due ragazzi nella storia originale fanno una tragica fine, nella versione in nu shu emerge invece il carattere forte di questa ragazza oltre che il suo coraggio, la sua intelligenza e la sua abilità.
I versi seguenti ne sono un’altra prova:
“Una donna capace può tenere testa in mezzo a mille uomini
Come un buon cavallo può entrare in campo per una corsa
E, come ognuno sa, l’imperatrice Wu Zetian è una donna,
Quanto sono vaste le terre su cui regna e di quale prestigio gode!” 4
Il fatto che un simile testo esista solo in nu shu mostra il desiderio delle donne di riuscire, e sono riuscite davvero con la loro produzione ad inserirsi nella letteratura narrativa folkloristica e ad essere oggetto di studio di non pochi ricercatori.
Interessante comunque sottolineare che le donne dell’Hunan potevano cambiare a loro piacimento le storie classiche adattandole ai loro desideri, al loro spirito di rivincita nei confronti di una società che le opprimeva e si sentivano libere di farlo in una scrittura che nessuno capiva e quindi incensurabile e impunibile.
È solo durante l’occupazione dei Giapponesi e la Rivoluzione culturale che fu vietata, ingiustamente considerata come lingua dello spionaggio.
La storia di “Wang e del Sutra del Diamante” racconta di una donna che è stata trasformata in uomo per aver vinto l’ambìto premio di Yama, dio degli inferi, per i suoi assidui studi e la sua profonda comprensione del Sutra del Diamante. L’idea della trasformazione della donna in un corpo di uomo e il conseguimento del primo ambìto premio in un concorso imperiale si trova anche in altre novelle popolari in cui le donne rivendicano il loro successo.
Altre due storie raccontano degli incontri felici tra moglie e marito dopo una lunga e dolorosa separazione dove le donne dicono di essere state fedeli ed avere resistito a tutti i tentativi di seduzione. Le donne mostrano sempre dignità nella ricerca del vero amore come le parole pronunciate da Zhang nella “Donna dei fiori”:
“Preferirei morire trafitta da una spada
Piuttosto che perdere la mia virtù
Per assecondare Sua eccellenza.
Se io mi fossi concessa
E fossi entrata in questo sporco affare.
Avrei voluto trasformarmi in bestia pelosa e con le corna.” 5
Zhang viene poi uccisa per non aver ceduto alle proposte oscene del suocero dell’imperatore, che viene però punito da Bao, simbolo della giustizia e la storia trascritta in nu shu fa ritornare in vita Zhang e la ridà alla sua famiglia.
Ma non solo: le parole di Bao alla moglie dell’imperatore che difendeva il padre che aveva commesso il crimine: “Ma con tutto il rispetto per Sua Maestà, Vorrei rovesciarla dal trono” sono un’altra piccola rivincita delle donne nei confronti dell’ingiustizia subita da Zhang e, scritte in nu shu e poi cantate, le liberava dalla frustrazione della dominazione maschile.
Il contenuto della maggior parte di tutte queste storie mostra la forza e la determinazione delle donne, il loro spirito di iniziativa e il senso delle responsabilità, mentre i caratteri maschili appaiono deboli, timidi, semplici o ingenui in contrasto con il carattere maschile dominante della società cinese.
A parte le ballate e i poemi narrativi, in nu shu ci restano parecchi versi manifestanti una creatività di cui queste donne andavano fiere. Esse esprimevano liberamente i loro sogni, raccontavano i loro piccoli segreti, le emozioni, la vita quotidiana, le loro pene, le loro gioie, l’isolamento, la liberazione della vedovanza o addirittura il desiderio di suicidarsi.
“Vicino al villaggio cinese di Shanjianxu, nella regione meridionale dell’Hunan, il tempio della Montagna Fiorita è dedicato a due sorelle morte più di mille anni fa. Da secoli le contadine venerano i loro spiriti portando al tempio rotoli di carta di riso in cui confidano i loro segreti e formulano dei desideri; non di rado quello di suicidarsi. In questo tempio tra gli odori dell’incenso che brucia, il canto che una contadina ha lasciato su un rotolo di carta di riso si traduce così:
“Sorelle defunte, ascoltate questa mia preghiera.
Questa povera ragazza vi scrive nella lingua delle donne anime sorelle
Abbiate pietà di me
Vorrei seguirvi dove siete
Se solo mi accettate
Voglio seguirvi fino alle sorgenti dell’aldilà
Di questo mondo non mi attira più niente
Vi scongiuro trasformatemi in uomo
Non voglio più avere il nome di donna”.6
Scrivevano il nu shu anche sui ventagli oltre che sulla carta o lo ricamavano sui fazzoletti. A volte ne facevano dei motivi decorativi per le coperte.
Scrivevano anche le loro autobiografie e una o due volte l’anno partecipavano a delle feste delle donne dove si intrattenevano fino a tarda notte cantando e mostrando i propri lavori. Le donne più abili nel ricamo, nella scrittura del nu shu e nella calligrafia venivano premiate.
La maggior parte dei documenti però sono andati perduti, bisognerebbe andare a scoperchiare le tombe delle donne defunte per trovarne alcuni poichè era d’uso sotterrarli o bruciarli con i morti affinché, in seguito alla promessa di amicizia eterna, questi non si separassero dai messaggi e dalle testimonianze di affetto ai loro cari anche nell’altro mondo.
Nelle autobiografie le protagoniste si lamentano piuttosto della loro vita miserabile:
“Le mie cognate mi disprezzano
Da mangiare ho solo un po’ di crusca
Con dell’acqua per farne una minestra
Mi costringono a fare tutto il lavoro domestico
Ma il mio stomaco è deserto”.
“Mio marito scommette al gioco
Mi dimentica per andare alle bische
Ne ho abbastanza di soffrire
Quando mi picchia e non posso fuggire
Ho cercato di impiccarmi.
Ma gli zii mi hanno riportata in vita”. 7
Oppure raccontano in versi la loro vita quotidiana come la nonna che si occupa dei bambini delle sue tre figlie.
Quando i bambini delle prime due figlie benestanti cominciarono a piangere:
“Prese dei grossi pezzi di carne di maiale per nutrirli
E subito hanno smesso di piangere
E sono diventati tranquilli
Quando il bambino della terza figlia urlò
La nonna si annoiò;
Andò in cucina e
Niente di buono o delizioso trovò
Prese una vecchia e striminzita rapa
Il bambino, un po’ affamato
La inghiottì tutta d’un fiato
Contrariata per questo
La nonna prese un bastone
Per battere il bambino
Che aveva voracemente divorato
Come un mendicante sbrindellato”. 8
Fra sorelle adottive e lao tong era d’uso scambiarsi delle lettere o dei messaggi in stile poetico, la maggior parte dei quali testimoniano l’oppressione e la sofferenza delle donne nella società feudale di allora. Sotto lo stretto controllo dei mariti e delle suocere molte donne venivano sfruttate come schiave, attraverso il nu shu esse riuscivano a comunicare fra di loro e a dare libera espressione e sfogo ai loro sentimenti: una forma di trasgressione alla moralità maschile codificata da secoli ma soprattutto di sopravvivenza delle donne in situazioni penose e costrittive anche se è la rassegnazione e non la ribellione che viene fuori dai loro testi.
Molti dei testi ritrovati sono dei libretti che la madre e le sorelle o le lao tong inviavano alla neo-sposa tre giorni dopo il matrimonio. Le prime dodici pagine contenevano dei messaggi di augurio di felicità per la nuova vita e dei messaggi di dolore per la loro separazione dall’amata sorella. Le pagine restanti erano vuote ed erano destinate a diventare una sorta di diario. Quest’ultimo spesso era pieno di lamenti per la nuova condizione sociale e intriso di nostalgia per le persone care che sono state costrette a lasciare. Il verso di una canzone “Perchè non ho pianto quando mi sono sposata?” illustra bene la sofferenza delle donne nel loro nuovo ruolo sociale.
Mentre nella scrittura cinese ad ogni carattere corrisponde una parola, il nu shu è una scrittura fonetica e ad ogni carattere corrisponde una sillaba.
Si legge dall’alto in basso e da destra a sinistra.
Nonostante alcuni ricercatori affermino che i caratteri nu shu siano derivati dai caratteri cinesi, secondo le apparenze sembra invece che il nu shu non abbia niente a che vedere con il putonghua o mandarino che le donne a quell’epoca non sapevano nè leggere nè scrivere. I caratteri nu shu sono molto più fini, leggeri, eleganti e delicati e hanno una forma romboidale e allungata rispetto ai caratteri cinesi di forma più quadrata, pesanti e massicci.
Nei versi scritti sui ventagli di carta o di seta si ritrovano sette o più caratteri per linea, raramente cinque.
I testi manoscritti sono molto rari, ma gli archivi della provincia sono riusciti a mettere insieme grembiuli, fazzoletti, sciarpe, borse e ventagli con iscrizioni in versi ricamati.

Traduzione : "Le hanno insegnato a truccarsi e a pettinarsi. Sulla testa porta delle perle che brillano splendidamente; sta seduta come Guanyin (deessa buddhista) uscita da un santuario buddhista. 11
Si è fatto un gran parlare attorno al nu shu quando nel settembre del 2004 è morta all’età di 98 anni Yang Huanyi.
Vedova risposata con otto figli di cui solo tre in vita, aveva imparato a scrivere il nu shu da giovane prendendo lezioni da una donna che pagava coi soldi guadagnati a raccogliere noccioline nei campi.
Aveva i piedi bendati, ma calzava delle normali pantofole di tessuto che imbottiva di cotone sulla punta per riempirne la parte vuota.
Di Yang Huanyi ci resta la corrispondenza con la più anziana delle sue sette sorelle adottive, Gao Yin-xian, oggi deceduta come tutte le altre sorelle, ma considerata assieme a Yang una delle più autorevoli persone nel parlare e scrivere il nu shu.
Le sue lettere e poesie prive di qualsiasi influenza del mandarino in cui era completamente analfabeta, sono state raccolte dai linguisti in un libro pubblicato dalla “Beijing-based Qinghua University”. Anche Gao Yin-xian ha lasciato la trascrizione di molti canti e poemi narrativi in nu shu che Xie Zhimin ha raccolto assieme ad altri poemi narrativi e canti popolari in tre volumi.12
Gao, inoltre, sfidando la tradizione, aveva trascritto un canto su un fazzoletto di seta giallo, colore che solo l’imperatore poteva usare e che era vietato al popolo.13
Sfortunatamente Yang non ha trasmesso il nu shu ad alcuno dei suoi figli nè ai suoi nipoti e secondo alcuni giornalisti era l’ultima detentrice della lingua mentre sembra che ci siano altre quattro donne che nel 2003 sono state insignite del titolo di “trasmettitrici del nu shu” dalla prefettura di Jiang Yong: He Yan-xin e He Jing-hua di 68 anni.
Hu Mei-yue di 46 anni nipote di Gao Yin-xian e Yi Yuanjuan, nuora di quest’ultima.
La prima ha scritto la sua autobiografia in dieci pagine sul quaderno di scuola del figlio, tutta in caratteri nu shu dove racconta la morte del padre, l’obbligo di sposare un uomo con il quale ebbe cinque figli e la difficoltà di crescerli quando il marito si ammalò.
Orie Endo, ricercatrice giapponese, l’aveva contattata diverse volte durante i suoi soggiorni nell’Hunan e l’aveva incoraggiata a scrivere in nu shu facendo leva su quello che la donna si ricordava di aver imparato prima dell’età di tredici anni dalla nonna.
Negli anni ’50 infatti le ragazze cominciarono ad andare a scuola imparando a scrivere in cinese e abbandonarono l’uso del nu shu.
Nella sua autobiografia, usa solo una sessantina di caratteri, ma tutti riconoscibili.
Dopo la redazione di questa autobiografia ha continuato a scrivere i suoi pensieri in versi utilizzando circa 500 diversi caratteri.
Oggi sono usati soltanto 700 caratteri fra i 1.500-2.000 esistenti.
In una intervista ad Orie Endo nel 2004 He Yan-xin afferma che sua nonna scriveva delle “missive del terzo giorno” a tutte le donne che glielo chiedevano, ma dice di averle bruciate assieme alla sua nonna quando questa morì. Ha insegnato il nu shu a sua figlia che sa scrivere versi e canti che però non riesce a cantare.
I suoi cinque libri dal titolo 中国女書合集 “The Collection of Chinese Women’s Script” , pubblicati da 中華書局 Zhong Hua Bookstore nel 2004, contengono 651 canti.
He Yan-xin resta la sola donna fra quelle che oggi conoscono il nu shu che sappia scriverlo nella sua forma, espressione, e caratteri originali.
Anche He Jing-hua ha imparato solo recentemente a riscrivere in nu shu.
Quando era piccola adorava cantare e una donna le aveva passato i versi scritti che lei copiava accuratamente. Poi dietro l’incoraggiamento di Orie Endo cominciò a studiarlo seriamente e a scriverlo.
In due libretti, uno di otto e l’altro di dodici pagine, la donna esprime il suo grande dolore per la perdita del figlio. Adesso lo insegna a sua nipote e durante le vacanze estive organizza nel suo domicilio dei corsi per le ragazze dai 9 ai 19 anni.
Al contrario di He Yan-xin che non ama tanto scrivere in nu shu perchè le ricorda i tempi in cui le donne soffrivano troppo, He Jing-hua mostra un grande piacere a farlo e distribuisce i suoi scritti. L’impegno e i lavori di queste due donne mostrano come sia possibile restaurare il nu shu attraverso l’apprendimento.
Hu Mei-yue di 46 anni l’ha imparato dalla nonna Gao Yin-xian quando aveva l’età di 23 anni cioè quando negli anni ’80 sua nonna cominciò a ricevere la visita di ricercatori e mass media che si interessavano ai suoi scritti.
In effetti solo allora si è resa conto del valore del nu shu.
L’autorevole Gao Yin-xian, aveva avuto molta pena a trasmettere il nu shu alle sue tre nipoti e solo la seconda, Hu Mei-yue, l’ha imparato e ha continuato a studiarlo anche dopo la morte della nonna e già dal 2002 impartisce lezioni di nu shu a tutte le ragazze desiderose di apprenderlo, nel Centro Culturale a Pumei. Lo insegna cantando le vecchie canzoni e trascrivendone i versi che le ragazze copiano. E mentre nel 1997 aveva affermato di saperne scrivere i caratteri, ma incapace di esprimere i suoi sentimenti in nu shu, nel 2002 aveva composto la sua prima poesia.
La sua non è una vera e propria poesia, piuttosto una lettera in versi lontana comunque dallo spirito poetico dei sentimenti profondi risentiti dalle donne nelle generazioni precedenti.
Ma Hu Mei-yue, in quanto nipote dell’autorevole Gao, sente la trasmissione e quindi la preservazione del nu shu come una missione da compiere.
Yi Yuan-juan, la nuora di Gao, anche se nominata trasmettitrice di nu shu dal governo locale, non ha mai mostrato nessun testo e non è mai stata citata da nessun ricercatore, probabilmente sa solo cantare le vecchie canzoni delle donne, essendo quest’ultimo un criterio di selezione per il titolo.
A queste bisognerà aggiungere la giovanissima Pu Li-juan, la figlia di He Jing-hua che ha già imparato dalla madre e altre poche ragazze che frequentano i corsi di Hu Mei-yue.
Trattandosi però di una scrittura a cui gli uomini non hanno mai prestato attenzione e che solo le donne hanno sempre usato, è molto probabile, ma non provato, che ci siano altre donne a conoscerne l’uso e ancora desiderose di esprimere i loro pensieri più intimi in una scrittura che mariti, padri e figli maschi non sanno leggere, perchè non interessati a “una scrittura a forma di zampe di zanzara o di formica” come loro stessi la definiscono.
Nonostante il nu shu sia una scrittura creata dalle donne per le donne, ci sono due uomini, He Xian-glu e Tong Gong-wei che, stimolati dalle recenti ricerche e dall’interesse che studiosi e media hanno mostrato per questa scrittura, hanno imparato a leggerlo e a scriverlo.
Le donne più anziane ricordano che prima dell’occupazione giapponese nel 1944 quando questi lo vietarono temendo che i Cinesi potessero usarlo per inviare messaggi segreti, in ogni villaggio quasi tutte le donne lo conoscevano e lo usavano. D’altronde esistono delle canzoni anti-giapponesi e un’autobiografia scritta da Yi Nianhua dove vengono denunciati gli orrori dell’occupazione, inclusa la cattura di una donna di nome Zhou, il suo strupro di fronte al fratello che tenta invano di difendere la sorella buttando mattoni sugli aggressori.
Il ragazzo poi è stato legato ad un banco e bruciato vivo mentre il corpo mutilato di Zhou è stato trovato dalla gente del villaggio.
I seni della ragazza erano stati tagliati dai soldati giapponesi e esposti come fossero un trofeo.17
Durante la rivoluzione comunista il nu shu era caduto in disuso e la sua linea di trasmissione si era fatalmente spezzata, ma molte donne continuarono ad usarlo segretamente anche durante la rivoluzione culturale fino a quando le Guardie Rosse avevano scoperto il nu shu nella tasca di una donna e sospettandola di spionaggio l’avevano arrestata.
Gli studiosi che, dopo aver ricevuto l’incarico dalle Guardie Rosse di fare delle ricerche, non avevano trovato nessuna relazione fra il sistema di scrittura e lo spionaggio, furono mandati a lavorare nei campi per la rieducazione.
È stato il caso di Zhou Shou-yi, un ricercatore locale, che fin dagli anni ’50, si era interessato al nu shu, dietro la spinta del padre, insegnante, che era rimasto impressionato davanti a un testo in una scrittura che non capiva.
È nel 1983 che Gong Zhebing durante un soggiorno di studi per un rapporto sulle minoranze etniche della provincia dell’Hunan trovò una strana calligrafia usata solo dalle donne e che gli uomini non usavano e non capivano. Zhebing invece capì subito l’importanza di questi caratteri anche se non ne aveva mai sentito parlare prima.
Il suo istituto, il “Central-South China Institute for Nationalities” organizzò un gruppo di ricerca che dopo accurate investigazioni definì il nu shu una lingua scritta contenente più di 2.000 caratteri che rivelavano gli aspetti sociali, etnici, storici e culturali di quella regione.
Una dozzina di donne erano in questo periodo molto familiari col nu shu, dicono di averlo imparato dalle loro madri, poichè l’istruzione pubblica era riservata solo ai maschi. Ma molti erano i maschi analfabeti nelle regioni più isolate e povere del paese.
È nel 1995 in occasione della 4° conferenza internazionale delle donne a Beijing, quando Yang Huanyi è stata invitata a parteciparvi, che l’esistenza del nu shu è stata rivelata al grande pubblico.
In seguito il nu shu è stato classificato nel patrimonio mondiale dell’umanità fra le lingue in pericolo di estinzione. Ciò ha destato la curiosità di alcuni ricercatori. La cineasta canadese di origine cinese Yue Qing Yang, dopo aver investigato sul posto, nel 1999 ha realizzato un documentario.
Nel 2002, all’età di 79 anni, Zhou Shou-yi, oggi deceduto, si è lanciato nella redazione di un dizionario che comprende 1800 caratteri, le regole stilistiche, le spiegazioni sulla pronuncia, un glossario e delle regole grammaticali. Ogni carattere è seguito da una descrizione fonetica e dal carattere cinese corrispondente oltre che da frasi tipo.
In un’intervista televisiva, nel 2006, dichiara che il nu shu dovrebbe avere almeno 4 000 anni di storia poichè i caratteri numerali cinesi sono simili a quelli del nu shu, mentre altri studiosi affermano il contrario, cioè che il nu shu non è altro che una variante del cinese creata durante la dinastia Song.
Altri studiosi ancora lo fanno risalire fra la fine della dinastia dei Ming e l’inizio della dinastia Qing intorno al 1600.
La verità è che c’è ancora un grande bisogno di ricerche più approfondite e scientifiche.
Il dizionario “Nu shu Zidian 女書字典”, compilato da Zhou Shuo-yi è stato pubblicato da Yuelu Shushe. È stato però criticato per aver incluso caratteri inventati.
La scoperta del nu shu da parte di Gong Zibling ha coinciso con la nuova politica cinese verso le minoranze etniche che a partire dal 1984 potevano fare uso della propria lingua e tradizioni per cui grazie anche al riconoscimento come patrimonio culturale e alle successive ricerche di linguisti come Orie Endo e Zhao Liming, il nu shu non è stato più vietato e nel 1991 è stata pubblicata una prima raccolta in tre volumi da Xie Zhimin contenente un totale di 208 pezzi di cui 168 fra ballate e poemi narrativi.19
Nel 2001 è stato messo in piedi un progetto atto a promuoverne il recupero e nel simposio internazionale del novembre del 2002 si è sentita la necessità di preservarlo maggiormente promuovendone lo studio con nuove tecnologie come il dizionario elettronico.
Un “Villaggio Culturale Nu shu” creato a Pumei nel 2002, oggi attira circa 10 000 turisti l’anno.
Hu Mei-yue insegna ad alcune ragazze del posto a scrivere e cantare i canti tradizionali.
Tutti questi sforzi non sono bastati a fare progredire le ricerche e a stimolare la popolazione locale alla preservazione dell’antica scrittura, le giovani non si mostrano molto interessate all’apprendimento di una scrittura dai contenuti che non corrispondono più al loro modo di pensare e di sentire e quelle che imparano lo fanno nello scopo di vendere i loro manoscritti ai turisti. E il governo locale lamenta la mancanza di fondi.
Un nuovo progetto finanziato nel 2006 dalla “Ford Foundation” con la somma di $200 000 ha dato una nuova spinta alla ricerca e un incentivo all’amministrazione locale: una ricerca a tappeto è stata fatta in 57 villaggi per l’individuazione di persone familiari con il nu shu e per la raccolta di materiale.
Sicuramente nell’intento di fare del nu shu un’attrazione turistica, è stata prevista la ricostruzione del museo che oggi contiene un centinaio di documenti di cui il più antico data della dinastia dei Qing, la registrazione di 328 canzoni e una certa quantità di lavori di cucito e di ricamo come borse, sciarpe, ventagli, grembiuli etc. Facevano parte del progetto la preparazione di una lista di riferimenti bibliografici e l’organizzazione di un simposio internazionale.
Investimenti in infrastrutture come strade, hotel, parchi etc. provenienti da Hong Kong, hanno trasformato l’aspetto di una regione ancora molto arretrata della Cina, ma la trasformazione di un codice scritto così intimo in commercio pubblico se da un lato non era auspicabile, dall’altro lato dà alle donne un nuovo potere trasformando la relazione fra i sessi.
***
Il professore Gong Zhebing pensa che si dovrebbe considerare il nu shu in rapporto ai movimenti femministi dell’Occidente, io aggiungerei con qualche secolo di anticipo, ma non è molto chiaro a quale periodo esattamente si riferisca quando afferma che le donne non avevano paura del divorzio e resistevano alla severità del matrimonio e delle relazioni fra uomini e donne.
Anne Mc Laren21 afferma pure che in generale le donne delle minoranze etniche avevano uno statuto sociale più alto rispetto alle donne Han e godevano di una considerevole libertà sessuale. Ciò risulta vero per le minoranze etniche Naxi e Moso ma Mc Laren non dice però a quali minoranze etniche si riferisce e in quali periodi storici.
Qualunque siano le sue origini e malgrado oggi il nu shu sia in via d’estinzione nonostante gli sforzi per il suo preservamento, esso ha avuto la funzione per parecchi secoli di accomunare le donne nella gioia come nella sofferenza, di sviluppare solidarietà e amicizie molto strette, di darsi conforto e sostegno a vicenda, e la funzione non meno valida di aver creato una letteratura folkloristica e popolare.
Avevano i piedi bendati ma lo spirito libero.
Oggi però non ci sono più le condizioni perchè esso continui ad esistere, le ragazze non sono private dell’educazione e non vivono più confinate nelle loro camere, soprattutto non hanno più i piedi bendati, possono fare i lavori più svariati e non vedono la necessità di continuare ad imparare a scrivere in una lingua che non serve più a comunicare, che non è più un codice segreto. E le donne più anziane che in genere si occupano dei nipotini non hanno molto tempo a disposizione da dedicare a una lingua che hanno quasi dimenticata.
Coloro che si interessano al nu shu sono ricercatori, studiosi e linguisti o quelli come me che vedono in questa scrittura uno strumento di libera espressione delle donne e, attraverso questa, un mezzo di trasgressione a una tradizione che le voleva isolare dal mondo, in un periodo durato secoli se non millenni di dominazione maschile.
Riferimenti bibliografici
- Chang, William Wei. We two know the script: we have become good friends: linguistic and social aspects of the women’s script literacy in southern Hunan, China.’ Ph.D. dissertation, Yale Univ.1991
- Liu Shou Hua, Huaxhong Normal University; Hu Xiao Shen, Wuhan University, People’s Republic of China . Folk Narrative Literature in Chinese Nüshu: An Amazing New Discovery in Asian Folklore Studies, Volume 53, 1994: 307-318.
- McLaren, Anne. Crossing Gender Boundaries in China: Nu shu Narrative. Intersections Electronic Journal, School of Asian Studies, Murdoch University, Australia, 1998
- Mc Laren Anne and Iwane Shibuya . Orie Endo. Chūgoku no onnamoji [Chinese Women's Script] reviewed in Intersections: Gender, History and Culture in the the Asian Context
Issue 2, May 1999 - Onstad, Katrina. The Secret Language of Nu Shu. http://www.humanities.ualberta.ca/history111/secret_language_of_nu_shu.htm
- Orie Endo. Word of Nu shu, 1999-2008 http://homepage3.nifty.com/nu shu/home.htm
- Rampini, Federico. La lingua segreta delle donne per sfuggire ai maschi padroni. La
- Repubblica. 29 agosto 2004
- See, Lisa. Snow Flower and the Secret Fan. Random House publishing, 2005
- Silber, Cathy. From daughter to daughter-in-law in the women’s script of southern Hunan. pp.47-68 in Endangering China: Women, Culture and State. Harvard University Press. 1994
Note
- See, Lisa. Snow Flower and the Secret Fan. Random House publishing, 2005
- Anne Mc Laren. in “Crossing Gender Boundaries in China: Nüshu Narratives” in Intersections Electronic Journal, School of Asian Studies, Murdoch University, Australia, September 1998.
- Katrina Onstad. The Secret Language of Nu Shu. http://www.humanities.ualberta.ca/history111/secret_language_of_nu_shu.htm Traduzione di F. Rosati
- Liu Shou Hua, Huaxhong Normal University; Hu Xiao Shen, Wuhan University, People’s Republic of China . Folk Narrative Literature in Chinese Nüshu: An Amazing New Discovery in Asian Folklore Studies, Volume 53, 1994: 307-318. I versi provengono dalla raccolta di Xie Zhimin. 1991, 1108-72. Trascritta in nushu da Gao Yinxian e tradotta in cinese da un autore anonimo. Traduzione dall’inglese di F. Rosati.
- Liu Shou Hua e Hu Xiao Shen. Op.cit. Traduzione dall’inglese di F. Rosati
- Federico Rampini. La lingua segreta delle donne per sfuggire ai maschi padroni. La Repubblica. 29 agosto 2004
- Federico Rampini. Articolo cit.
- Liu Shou Hua e Hu Xiao Shen. Op.cit. Traduzione dall’inglese di F. Rosati
- Orie Endo. Some Nushu Collection. http://homepage3.nifty.com/nushu/home.htm
- Orie Endo. Report of the field research conducted in August and September, 2008 : A New Three-day Missive Discovered!!(2008/8)http://homepage3.nifty.com/nushu/houkoku08_08-09_E.html
- Nushu women’s scripts http://www.crystalinks.com/nushu.html e http://www.chine-informations.com/guide/chine-nushu_1983.html
- Liu Shou Hua e Hu Xiao Shen. Op.cit.
- Orie Endo. Chinese Women’s Script: Research Report, May 2006
- Orie Endo. Some Nushu Collection. http://homepage3.nifty.com/nushu/home.htm
- Orie Endo. Report of the field research conducted in August and September, 2007 http://homepage3.nifty.com/nushu/houkoku2007_08-09_E.html
- Orie Endo. Chinese Women’s Script: Research Report, September, 2004 http://homepage3.nifty.com/nushu/home.htm
- Mc Laren Anne and Iwane Shibuya . Orie Endo. Chūgoku no onnamoji [Chinese Women's Script] reviewed in Intersections: Gender, History and Culture in the the Asian Context. Issue 2, May 1999
- Omniglot. http://www.omniglot.com/writing/nushu.htm
- Liu Shou Hua e Hu Xiao Shen. Op.cit
- Orie Endo. Some Nushu Collection
- Anne Mc Laren. Op. cit.















febbraio 8th, 2009 at 22:40
Mando subito il tuo testo alla mia amica italiana di origine cinese che vive vicino a Boston : Mei-Mei Ellerman.Penso che sia lei che sua figlia , che ha imparato il cinese,saranno molto interressate. Ti ringrazio per avere pensato a mandarmi questo tuo importante lavoro.
Ti abbraccio.
Fiore
febbraio 9th, 2009 at 05:54
Buongiorno Fiore, grazie!
Benissimo per il testo, che però volevo precisare, è stato scritto dalla cara amica Francesca Freeman, il lavoro è suo dunque
Un abbraccio anche a te Fiore, buonissima giornata ed inizio di settimana
Stefano
febbraio 9th, 2009 at 14:17
[...] Sono davvero felice di poter pubblicare su Chabuduo questo articolo stupendo. [...]
marzo 7th, 2009 at 09:57
[...] l’articolo dedicato a Nushu della carissima Jiejie Francesca (adesso divenuto pagina fissa, così come sarà per questo lavoro straordinario!!!), con [...]
ottobre 31st, 2009 at 12:52
Sono davvero felice di poter pubblicare su Chabuduo questo articolo stupendo.
Vibrante!
Scritto da Francesca Rosati Freeman, autrice del libro “Benvenuti nel paese delle donne. I Moso: un viaggio ai confini del Tibet” che verrà a breve pubblicato dalla XLEdizioni.
Ho avuto la fortuna di conoscere Francesca proprio durante la stesura del suo libro, e da uno scambio accalorato di idee, ipotesi, dati storici ed antropologici, il tutto amalgamato dal collante dei sentimenti di amore per la Cina, di ammirazione verso le minoranze Moso e Naxi, ha preso vita un’amicizia profonda, che a prescindere dagli affanni quotidiani e dai risultati conseguiti nelle nostre ricerche, sono il più prezioso tesoro che sento di possedere.
Un tesoro composto da gioielli tempestati di pietre preziose che scintillano multicolori nelle proprie diversità: diversità come ricchezza, e non quali fattori discriminanti.
La stessa ricchezza è la sensazione che provo nel ripensare ai giorni passati di pratica del Wushu in determinati luoghi, con persone e sentimenti che per mille motivi sono trasformati, alcuni fortificati, altri – la maggior parte – svaniti e persi per sempre, come la sabbia passa inesorabilmente dal setaccio del cercatore d’oro per lasciarvi le pepite, assieme alle impurità.
Io, anche se in Italiano non si dovrebbe mai cominciare un periodo così, penso ed avverto che lo sguardo con cui Jiejie Francesca c’introduce ad un argomento, per me interessantissimo, quale il Nushu – “la scrittura delle donne” sia davvero coinvolgente, affascinante, e che dalle righe davvero ben scritte di questa introduzione efficace si presenti un argomento sicuramente da approfondire, così come si mostrino tematiche che suscitano idee e sentimenti da ascoltare in primis, rielaborare ed esprimere in parole che possano accendere un dibattito costruttivo, ricco, interdisciplinare, multicolore, pointilliste, al quale mi sento chiamato a partecipare con passione.
Grazie Jiejie Francesca, di tutto.
Tuo Didi!
Stefano Zamblera – Xiulong
aprile 16th, 2010 at 17:37
[...] Sono davvero felice di poter pubblicare su Chabuduo questo articolo stupendo. [...]