叶圣陶 YE SHENG TAO, un uomo del suo tempo
« Il mio maestro è l’uomo più vero che ci sia;
ha un viso d’uomo ma appartiene al cielo.
Si adegua agli uomini restando vero a se stesso.
Benché puro, è indulgente con gli altri.
Quando qualcuno non è sulla giusta via,
egli rettifica il proprio comportamento
perché l’altro prenda coscienza del suo errore,
dopo di che le sue intenzioni svaniscono da sole.
Come potrei essere degno di fare l’elogio di un uomo simile? »
Zhuangzi, cap.XXI
I
“Il requisito basilare per scrivere è un paio di occhi capaci di osservare e i miei non lo sono abbastanza…Di sicuro, esercitarsi a guardare non è necessario soltanto per il bene della letteratura, piuttosto, occhi allenati, in realtà nutrono la vita“.
Ye Shengtao
Esercitarsi ad osservare con profondità significa saper riflettere in maniera speculare il mondo circostante, illustrare la realtà cosi’ come si presenta ai nostri occhi e ai nostri sensi, trasformando in racconto esperienze di vera vita vissuta.
Per trasfigurare in un omologo narrativo il mondo che lo circonda, Ye Shengtao叶圣陶 si serve di un linguaggio visivo: Con uno stile semplice, essenziale, capace di dipingere storie attraverso pennellate mai vistose ma nitide e puntuali, pone abilmente l’accento sui i momenti della narrazione di maggior coinvolgimento emotivo, sostenuto da un naturale senso dell’ironia che (come nel caso del suo quasi coetaneo Lao She老舍)⑴, risente fortemente dell’influenza dell’umorismo britannico ⑵.
Questo tipo di scrittura gli permette di raccontare il mondo della scuola in tutte le sue incoerenze e manchevolezze e ad esprimere l’arretratezza del sistema attuale, che fluttua sullo strascico della decaduta società imperiale rivelandosi incapace di liberarsi di un atteggiamento completamente disinteressato nei confronti del mondo studentesco.
Addestrare l’occhio, imparare a scrutare, diventa il requisito fondamentale della sua esperienza di educatore scolastico perché gli permette, rovesciando la prospettiva nel rapporto allievo-maestro, di comprendere a fondo il linguaggio infantile e giovanile e di mettere in pratica il suo obiettivo principale come insegnante: porre lo studente in condizione di sviluppare un proprio metodo di valutazione ed un senso critico individuale.
Fino dagli anni della rivoluzione letteraria ⑶, quando cominciò a manifestarsi la sua maturità come scrittore ed editore, riscosse fra i suoi colleghi e amici quella fama di grande educatore che evidenzia il riconoscimento in lui di uno dei caratteri fondamentali del movimento del 4 Maggio⑷: quello di credere fermamente nel potere dell’educazione come stimolo a prendere coscienza di una situazione e riuscire a mutarla o rovesciarla, o piuttosto a “mutarsi o rovesciarsi”. Il primo a fruire della realizzazione di questo intento è infatti lo stesso Ye Shengtao, il quale scegliendo di trovarsi nella posizione di colui che “apprende osservando”, sviluppa la capacità di comprendere acutamente le dinamiche sociali del proprio tempo; è lui uno dei primi a raccogliere la lezione di Lu Xun 鲁迅 ⑸ sulla necessità di ripensare in maniera radicale i principi sui quali si era involuta in modo malsano la società cinese, indirizzando il proprio impegno concreto nella pratica dell’insegnamento scolastico.
…Ma spesso sono le coincidenze, o la “sincronicità degli eventi”⑹, a determinare la storia delle persone…
La formazione di Ye Shengtao avveniva simultaneamente con lo svolgersi di avvenimenti eccezionali, perché negli anni della sua formazione e successivamente dei suoi esordi come scrittore , come insegnante e come giornalista-editore, il suo mondo, la Cina a cavallo fra due secoli, subiva traumaticamente l’influenza dell’occidente, drammaticamente il declino dell’ultima dinastia imperiale ed entusiasticamente la spinta rivoluzionaria ispirata dalla nascita del comunismo nel vicino occidente russo.
Per capire a pieno l’importanza della figura di Ye Shengtao, e in particolare dello scrittore Ye Shengtao, è necessario quindi tracciare un breve quadro storico degli eventi che caratterizzarono il suo tempo.
II
Verso la metà dell’Ottocento, sul territorio cinese avvenivano scambi commerciali sempre più frequenti e favorevoli alle potenze occidentali, ormai espertissime nelle politiche coloniali. Queste, dal canto loro intravedevano l’allettante possibilità di fare della Cina un paese subordinato e servendosi di un banale pretesto per dare il via alla prima guerra dell’oppio (1) , riuscirono a sfondare la porta del paese ed imporre condizioni insostenibili per la famiglia imperiale.
Intanto le sommosse nelle campagne e nelle città non si arrestavano e il soccorso al governo da parte delle potenze straniere (ormai stabilitesi saldamente nelle principali città), costituiva un pretesto per avanzare sempre maggiori pretese, nei confronti di un paese che affondava lentamente in una profondissima crisi economico-sociale.
Il dominio militare e lo sviluppo in campo scientifico ed economico delle potenze occidentali era motivo di profonda ammirazione da parte degli intellettuali dell’epoca, e di reazione in seno alla classe dirigente, da cui prese vita un movimento per lo sviluppo sulla base di un “autorafforzamento”⑵ del paese.
Il mondo culturale risentiva fortemente dell’influenza dei paesi stranieri ed in questo periodo incrementavano moltissimo le traduzioni ⑶ di opere di economia, filosofia e letteratura.
Sul finire del secolo quindi, la posizione di passività del governo mancese⑷ cominciava a subire l’influenza di queste nuove tendenze che sarebbero culminate nel fallito tentativo di riforme dell’assetto sociale, militare ed economico del paese, promosse dal funzionario erudito Kang Youwei康有为⑸ e sostenute dall’imperatore Guangxu光绪. Ma tutto ciò doveva avere vita breve, a causa di un complotto organizzato dall’imperatrice vedova Ci Xi慈禧⑹ .
L’alba del nuovo secolo sorgeva dunque sulle ceneri di un impulso alla modernizzazione del paese. La rivolta dei Boxer⑺ (la prima del secolo delle rivoluzioni ma anche l’ultima nella storia della Cina delle dinastie imperiali) non tardò ad arrivare mettendo in ginocchio il potere politico ed evidenziando definitivamente la crisi di quel Paese che si era sempre considerato il centro d’irradiazione di cultura e civiltà nel mondo; di quello stesso paese ormai arretrato, governato da una cultura stagnante di istituzioni putrefatte, costretto a soccombere sotto le sferzate delle potenze occidentali.
La caduta definitiva dell’ultima dinastia imperiale fu inevitabile. La Repubblica che nasceva nel 1912, sostituiva soltanto nominalmente il vecchio e stantio sistema di potere, con uno moderno e d’ispirazione occidentale.
Un colpo di stato militare, la disgregazione del territorio cinese in potentati locali controllati dalle cricche dei “signori della guerra” ⑻, il tradimento da parte di Chiang Kaishek (蒋介石, Jiang Jieshi) ⑼ dell’alleanza tra comunisti e nazionalisti dopo la marcia verso il nord per contrastare la pressione del Giappone (che fondava insieme all’ultimo imperatore della dinastia 青⑽un governo fantoccio con capitale in Manciuria e mostrava sempre più l’aspirazione a diventare il paese di maggior influenza nel continente asiatico), la dittatura del Guomindang国民党⑾, generavano nel ventennio successivo alla rivoluzione repubblicana, la necessità di un grande movimento popolare che potesse cominciare una nuova era per la Cina.
In quegli anni l’abolizione degli esami imperiali aveva generato la necessità di creare nuove prospettive di carriera da parte dei giovani intellettuali. Aumentarono le pubblicazioni di periodici e riviste specializzate e presero vita organizzazioni nelle quali il dibattito sul futuro del paese si concentrava sulla sola possibilità di una ricostruzione basata su una rinascita culturale.
Erano gli anni della rivoluzione letterraria ⑿, del dibattito sulla necessità di utilizzare la lingua volgare (白话baihua) in letteratura (per avere un mezzo di coesione sempre maggiore fra le masse operaie e contadine e il mondo intellettuale); erano gli anni del movimento del 4 maggio , gli anni in cui gli studenti scendevano in piazza per protestare contro un governo di politicanti incapaci di dare corpo ad una vera nuova Cina…
Erano gli anni della nascita del partito comunista e delle associazioni letterarie.
III
Sullo sfondo di questa Cina si formava la personalità di Ye Shengtao.
Era nato il 28 Ottobre 1894 a Su Zhou苏州, nella contea di Wu吴, situata nel Sud dell’attuale provincia del Jiangsu 江苏. Suo padre faceva il contabile per un proprietario terriero e le condizioni della sua famiglia all’epoca della sua infanzia erano piuttosto modeste.
La sua prima formazione avvenne presso una scuola di tipo tradizionale ma le indigenti condizioni familiari gli impedirono di iscriversi all’Università.
Alla luce della sua successiva carriera questo fatto potrebbe sembrare uno strano scherzo del destino, infatti, a partire dal 1911, subito dopo aver terminato gli studi, cominciò ad insegnare, e da quel momento in poi, anche quando in seguito si trovò a svolgere attività lavorative diverse (di scrittore o editore), il ruolo di educatore lo accompagnò come un segno distintivo agli occhi dei suoi contemporanei e della critica letteraria.
Cominciò a scrivere giovanissimo (gia dai tempi della scuola primaria stupiva gli insegnanti per il suo innato talento nella comprensione e l’uso della lingua scritta) in lingua letteraria 文言 (WenYan), romanzi a puntate in stile classico e poesie, pubblicati periodicamente sulla rivista “Libailiu” 礼拜六 (sabato); ma ben presto avverti’ la necessità di esprimersi nei suoi lavori con un linguaggio vernacolare.
Di lui si può certamente dire che fu coinvolto nel dibattito scaturito dalla pubblicazione degli articoli di Hu Shi 胡适 e Chen Duxiu陈独秀 sulla rivista “Xinqingnian” 新青年 (gioventù nuova) e che ne fu anzi uno dei promotori, perché tra i primi ad usare il volgare (baihua白话) in maniera sistematica (al 1918 risale la sua prima pubblicazione ufficiale in baihua). Ma il suo impegno era già cominciato all’interno delle scuole e nel mondo editoriale con la redazione, per la Commercial Press di Shanghai, di riviste e di testi scolastici in lingua parlata.
Trasferitosi nella vicina Shanghai , che in quegli anni era diventata uno dei maggiori centri commerciali e culturali di tutta la Cina, nel 1914, aveva dovuto momentaneamente abbandonare il mestiere di insegnante cominciando a lavorare alla Commercial Press, casa editrice per la quale collaborò per diversi anni.
Sotto l’influenza del movimento del 4 Maggio aveva deciso di dedicarsi interamente alla carriera letteraria, ma il suo impegno come educatore e soprattutto come editore non cessò mai di essere al centro dei suoi interessi.
Tra il 1919 e il 1920 partecipò alla nascita della organizzazione studentesca dell’Università di Pechino “Onda nuova” (新潮社Xinchaoshe), con cui cominciò a pubblicare in baihua racconti, poesie, drammi e lavori di critica letteraria.
Nel 1923 diresse una casa editrice di letterati chiamata “Pu she”朴社 (società semplice), e fu editore di primo piano nella Commercial Press.
Nello stesso periodo fu insegnante nelle scuole superiori ed editore di importanti periodici quali “Funuzazhi” 妇女杂志 (rivista delle donne) e “Xiaoshuoyuebao” 小说月报 (mensile di narrativa), che gli permisero di scoprire nuovi talenti letterari come Ding Ling 丁玲, Ba Jin 巴金 e Dai Wangshu 戴望舒, che nella storia della letteratura cinese moderna, avrebbero trovato spazio tra gli autori di maggior rilievo.
Nel 1921 insieme, fra gli altri, a Mao Dun茅盾, Zheng Zengduo正增多 e Zhou Zuoren周作仁⑴, fondò l’ “Associazione per gli studi letterari” 文学研究会 (Wenxueyanjiuhui), sostenitrice del realismo in letteratura, avversa al principio di “arte per l’arte” promosso in quegli anni da un’altra associazione letteraria chiamata Creazione创造 (Chuangzao), capeggiata da Guo Moruo 郭沫若 e Yu Dafu郁达夫⑵.
Nel decennio seguente Ye Shengtao pubblicò sei raccolte di racconti e due volumi di storie per bambini e, (influenzato dagli eventi successivi al movimento del 30 Maggio) ⑶ , nel 1928 scrisse quello che rimarrà l’unico romanzo della sua carriera “Ni Huangzhi” 倪焕之 (il maestro Ni Huangzhi).
All’inizio degli anni’30 lasciò l’impiego alla Commercial Press, per diventare editore presso la Kaiming Press, che pubblicava un’influente rivista per adolescenti “Gaozhongxueshengbao” 高中学生报 (studenti delle scuole superiori).
Insieme a Mao Dun e HongShen 洪深 (1894-1955), nel 1936 creò la Società di artisti e scrittori cinesi中国文艺协会 (zhongguowenyixiehui), che promuoveva il connubio fra realtà ed arte, insieme all’impegno nella resistenza al governo nazionalista per la libertà di stampa.
Nel periodo compreso fra le rivolte operaie e studentesche (della metà degli anni ‘20) e la nascita della Repubblica Popolare Cinese, nel 1949 (中华人民共和国Zhonghuarenmingongheguo), fu fortissimo il suo impegno per l’affermazione di un giornalismo che raccontasse la verità e risvegliasse l’amor di patria.
Nessun giornale di Shanghai aveva pubblicato una riga in merito alle sanguinose repressioni operate dal governo e dalle polizie straniere, a seguito degli eventi del 30 Maggio; Per questo Ye Shengtao, sul quotidiano “Gongliribao” 公理日报 (il quotidiano-verità) da lui fondato insieme a Zheng Zengduo e HuYuzhi 胡愈之(1896-1986), manifestò con forza tutta la sua indignazione, esprimendosi in questi termini: “Perché i giornalisti sono tanto duri di cuore, da ignorare un cosi’ scioccante massacro? Perché hanno una tale paura di descrivere i fatti? È ridicolo che nessuno abbia raccontato la verità!”
Ye Shengtao ed i suoi co-editori promossero inoltre un forum pubblico chiamato “tribunale della società” 社裁判所 (Shecaipansuo) per incoraggiare i lettori ad esprimere il loro punto di vista sulle vicende attuali (a sostegno del Gongliribao 公理日报 , che denunciando le ingiustizie della società ebbe una funzione di allarme contro il potere dispotico, e anche vita breve poichè fu chiuso dopo soli ventidue giorni dalla prima uscita) e che segnò la nascita del concetto di libertà di stampa nella moderna società cinese.
A causa dell’inasprirsi della situazione politica e della pressione della censura nei confronti del mondo letterario, nei primi anni ‘30 fu costretto, come altri scrittori contemporanei, ad allontanarsi da Shanghai e a riparare più a Sud, nel Sichuan 四川. ⑶
Durante la guerra contro il Giappone non smise mai di portare avanti la “missione” dell’insegnamento e continuò a pubblicare saggi e articoli come giornalista.
Alla fine della guerra, nel 1945, tornò a Shanghai, dove partecipò alla battaglia contro il governo nazionalista, incontrando molte difficoltà a causa del suo impegno in difesa della democrazia. Nel 1949, dopo la nascita della Repubblica Popolare Cinese, si trasferi’ a Pechino e rivesti’ molti ruoli di rilievo all’interno del mondo politico e sociale del tempo. Fu vice direttore dell’amministrazione generale della stampa e delle pubblicazioni, presidente dell’editrice per l’educazione del popolo, vice ministro dell’educazione, membro del comitato nel quinto congresso nazionale del popolo e presidente dell’associazione per la promozione della democrazia.
Negli anni ‘50 fu promotore del progetto di standardizzazione della grammatica, della retorica, del vocabolario e della punteggiatura nella lingua cinese moderna, collaborando direttamente alla creazione del sistema di trascrizione fonetica 汉语拼音方案 (Hanyupinyinfangan) ed alla standardizzazione dei caratteri per la pubblicazione.
Nell’ultimo decennio della sua vita coltivò con grande passione, un interesse che non lo aveva mai abbandonato, quello per la calligrafia (书法Shufa) e l’arte dei sigilli (篆书 Zhuanshu), dedicandosi all’imitazione di opere in stile antico (argomento ricorrente nelle bellissime lettere all’amico Zhang Renxi张人喜).
Durante la sua lunga vita ebbe 4 figli che raccolsero la sua eredità di scrittore e lo accudirono fino alla sua morte avvenuta a Pechino il 16 febbraio 1988.
IV
Alla domanda su quale fosse la sua professione, Ye Shengtao rispondeva: ” Potrei dire che la mia prima professione è quella di editore, la seconda quella di insegnante“.
Egli sosteneva l’importanza di essere consapevole della grave responsabilità del proprio ruolo, affermando che l’editore non può essere spregiudicato, ma deve piuttosto esaminare attentamente il materiale prima di pubblicarlo e conoscere perfettamente le sue pubblicazioni, i suoi giornalisti ed i suoi lettori.
Ma la sua principale vocazione, quella di insegnante, è evidente in tutta la sua produzione letteraria.
Quasi tutti i suoi lavori sono ambientati nel mondo scolastico, quel mondo che lui frequentò per oltre mezzo secolo. Con i suoi studenti visse praticamente in simbiosi, nella realtà come nei suoi racconti e, fin dalle prime esperienze come insegnante, stabili’ con essi un rapporto di reciproco scambio.
Il valore del suo metodo didattico determinò una progressiva riforma dell’insegnamento ed ebbe un forte influsso sulle generazioni di studenti che avrebbero contribuito al sorgere del movimento rivoluzionario per la rinascita della Cina. Il suo metodo si basava sul concetto secondo il quale lo studente dovrebbe essere indotto a sviluppare un personale metodo di apprendimento. Ye Shengtao considerava fondamentale la comprensione del linguaggio giovanile e necessario lo sforzo dell’insegnante nel capire le esigenze di ogni singolo studente. Criticò fortemente l’atteggiamento cattedratico e moralistico dell’insegnamento tradizionale e fino agli ultimi anni della sua vita, propose nuove idee per il rinnovamento del sistema scolastico.
Nelle sei raccolte che pubblicò fra il 1921 e il 1937, il tema ricorrente è dunque l’oppressione dei giovani in un sistema educativo autoritario. Ma in questo contesto, ciò che rende straordinario il lavoro di Ye Shengtao è il modo in cui riesce a mettere in luce le debolezze e la meschinità dei personaggi, evidenziandone abilmente l’aspetto psicologico.
Nel 1951, nella prefazione alla pubblicazione di un volume di sue opere scelte ammette, con l’umiltà che lo caratterizza, di essere incapace di raccontare fatti di cui non abbia conoscenza diretta: “…guardando indietro, mi sembra di non aver mai scritto niente di cui avessi soltanto una vaga conoscenza. In altre parole, non posso scrivere di qualcosa semplicemente immaginandola, benchè non voglia bandire l’elemento fantastico. Ho vissuto nelle metropoli, nelle città e nei villaggi, ed ho scritto di ciò che ho osservato. Come insegnante ho conosciuto qualcosa a proposito della vita nel mondo dell’educazione, e di questo ho scritto. Seppur in modo superficiale ho assistito al graduale sviluppo della rivoluzione cinese ed anche di ciò ho scritto…”
Proseguiva dicendo di non avere una personale conoscenza delle classi di contadini e operai o di ricchi mercanti e alti ufficiali e di aver avuto un maggior rapporto con i ceti medio-bassi della popolazione urbana; ma ciò non gli impediva di fornire un quadro concreto di almeno una delle realtà del suo tempo. Nel convegno per la letteratura e l’arte indetto da Mao Zedong毛泽东⑴ nell’estate del 1942⑵, aveva mantenuto una posizione defilata, ma un decennio più tardi questo suo atteggiamento autocritico costituiva un monito nei confronti del sistema politico, contro la tendenza ad incanalare la produzione letteraria verso la sola tematica della lotta di classe e rendeva merito al valore della sua esperienza personale ed all’ onestà del suo lavoro a sostegno della causa rivoluzionaria. Un altro tema che affrontava in questa prefazione, anch’esso discusso nel sopra citato convegno dell’estate del 1942, era quello dell’importanza del modo in cui esprimersi in letteratura.
Pur non negando il valore del contenuto, egli rifiutava l’idea di alcuni suoi contemporanei di considerare poco rilevante il valore del linguaggio. Sosteneva infatti che “Definire il linguaggio poco importante è come affermare che se ne può fare a meno” e che “Un linguaggio sbagliato può solamente essere espressione di un contenuto sbagliato” .
In effetti i suoi racconti migliori rappresentano una fusione ammirabile di contenuto e linguaggio, di idea e stile e le sue storie, attraverso l’abile utilizzo dei tempi narrativi e con elementi umoristici o drammatici di grande effetto, mettono magistralmente in evidenza, pur senza la necessità di penetrare in profondità, il profilo psicologico dei personaggi.
In uno dei suoi racconti, “Fan” (Riso), il tema centrale è la fame. È la storia di un maestro elementare di un villaggio minacciato dalla carestia.
Egli ha sotto la sua cura un gruppo di piccoli monelli che sono apparentemente inconsapevoli di ciò che significa la fame. Una mattina il direttore della scuola arriva in classe per fare un’ispezione ma, visto che, come sempre, il maestro tarda perché ha l’abitudine di andare al mercato per comprarsi il pranzo, l’ispettore spazientito chiede agli studenti (che gli svelano l’arcano) se fosse solito fare la stessa cosa ogni giorno. In questo momento ha inizio una scena di straordinario effetto comico-drammatico. La mortificazione piagnucolosa del maestro nel promettere di non andare più a comprarsi il pranzo, suscita l’ilarità e l’equivoco nell’ingenuità dei bambini i quali, impietosamente, si prendono gioco di lui cantandogli una canzoncina: ” Da ora in poi il maestro non mangerà piuu! Da ora in poi il maestro non mangerà piuu!”
Ma gradualmente il pensiero della fame si fa spazio nella mente degli alunni e il racconto assume un tono pacato e riflessivo sebbene non privo di senso ironico. Bisbigliando un bambino si rivolge ad un compagno: “Hai sentito? La sua famiglia aspetta che il maestro le porti da mangiare…allora moriranno di fame!”. Il compagno crudamente risponde: ” Non dire stupidaggini! Il maestro è molto più ricco di noi. Quando le nostre ossa staranno marcendo, lui avrà ancora la pancia piena”.
Lo scambio di battute continua coinvolgendo altri compagni. Con “gli occhi pieni di apprensione” un piccoletto dice: ” Dovremo morire di fame e le nostre ossa marcire?” l’altro, “fiero di se stesso”, risponde: ” Oggi, quando andrai a casa non avrai di che mangiare. Domani morirai di fame e dopodomani le tue ossa cominceranno a marcire e marcire finchè non diventeranno un ammasso di terra bagnata”. Il piccoletto rimane in silenzio “avvolto in fantasie di mistero e paura”.
Il pensiero della morte prende forma nella mente dei bambini e diventa un motivo di crescita dall’ingenuità alla consapevolezza.
In questo passaggio di tono dal comico al riflessivo, YeShengtao sfoggia tutta la sua capacità descrittiva, la sua abilità di narratore e la sua profonda umanità. Il suo saper giustapporre elementi comici e drammatici in una riflessione profonda rispecchia i principi dell’umorismo in letteratura, trattati da Pirandello (che con Ye Shengtao sembra avere non poche analogie) nel suo “Saggio sull’Umorismo”. ⑷
Nella straordinaria capacità di descrivere con tocchi essenziali la fisicità dei corpi ed il carattere dei personaggi e nella ancor più straordinaria capacità di costruire l’impalcatura comico-drammatica del racconto, dimostra di meritare un posto (che sempre i suoi colleghi gli riconobbero) fra i maggiori narratori del suo tempo.
L’umorismo quindi evidenzia, insieme al desiderio di cedere alla risata, una vena malinconica che è presente in molti suoi lavori.
Il racconto del 1923, Gudu (solitudine) è uno scorcio sullo squallore della vita del proletariato urbano. E’ la storia di un uomo solo, che vive in condizioni disastrate senza il conforto di nessuno e che non ha nulla se non l’acqua calda per cucinarsi la zuppa. La sua salute è costantemente in pericolo e spesso non riesce ad alzarsi dal letto. Passa molto tempo in una sala da te e a volte compra della frutta per accattivarsi il suo riluttante padrone di casa. Nemmeno la visita di una nipote e di suo marito gli danno conforto perchè questi si dimostrano indifferenti alla sua condizione.
L’umore del racconto è pervaso da un senso di desolazione e lo studio psicologico del personaggio costituisce un elemento di notevole interesse drammaturgico.
Ye Shengtao fu molto coinvolto dagli eventi che seguirono le manifestazioni del 30 maggio, tanto da collocare il suo unico romanzo all’interno di quel contesto storico.
Scritto nel 1928, Ni Huan Zhi, (il maestro Ni Huan Zhi), (in cui sono presenti elementi autobiografici), ha come protagonista un maestro elementare il quale, sulla scia dell’entusiasmo per le sommosse del movimento operaio, propone delle riforme all’interno della scuola. Non trova però seguito, nè da parte dei colleghi, nè della moglie (che in precedenza aveva sempre condiviso le sue idee), la quale, nella più totale indifferenza, mostra di essere paga della sua vita quotidiana e di pensare soltanto ad occuparsi delle faccende di casa.
A causa del triste epilogo degli eventi rivoltosi, il protagonista crolla in una profonda depressione, comincia a bere e si ammala di tifo.
In punto di morte, ripensando alla sua vita, Ni Huangzhi fa una riflessione sull’inutilità delle passioni, dell’entusiasmo, di una vita di emozioni, perché l’una dopo l’altra queste pulsioni svaniscono e lasciano spazio all’oblio.
Questa presa di coscienza dell’inutilità degli affanni della vita, fa pensare alla dimensione della “Via” (道Dao) in Zhuangzi⑸, secondo cui in questa vita l’unico modo di elevarsi è modellare il proprio essere, in virtù dell’incontrastabilità delle forze della natura e degli eventi. Nel caso di Ye Shengtao questo concetto è riconducibile allo sforzo dell’insegnante nel comprendere la diversità dei suoi studenti ed allo sforzo a cui sono chiamati gli studenti a costruire se stessi, il proprio carattere e la propria forza, pur di fronte alle avversità della vita. Non c’è un abbandono della lotta c’è soltanto la presa di coscienza della propria condizione, del proprio ruolo, che per Ni Huangzi avviene drammaticamente in punto di morte quando afferma: “Verranno uomini completamente diversi da me”. Il monito è porsi l’obiettivo di una crescita individuale, che se messa a disposizione degli altri in un insieme di diversità, può portare alla realizzazione degli intenti comuni. Alla base della rivoluzione è l’esperienza personale e la piena consapevolezza di se stessi e del proprio ruolo, nel trascorrere del tempo.
Un’altra faccia di Ni Huangzhi è rappresentata dal professor Dong, protagonista del racconto “Yingwenjiaoshou” 英文教授(Il professore d’inglese), del 1936, il quale, addolcendo i toni della tragedia, mette in evidenza la subordinazione della vita umana di fronte all’inesorabilità degli eventi. Secondo Ye Shengtao, l’uomo, di qualsiasi estrazione sia, non potrà mai determinare i cambiamenti del mondo se non imparando a modellarsi su questi.
Il professor Dong, laureato ad Harvard, insegna psicologia in un college di Shanghai, ha una famiglia adorabile e conduce una vita esemplare.
A seguito degli eventi del 30 Maggio, prende coscienza della condizione di sofferenza di larga parte della popolazione e decide di impegnarsi instancabilmente per la causa rivoluzionaria. Come Ni Huangzhi, disgustato dalle sanguinose repressioni inflitte ai manifestanti, cade in depressione, ma la sua esperienza assume un tono malinconico piuttosto che tragico, poiché egli trova rifugio nella fede buddista.
Un sentimento nostalgico pervade invece un altro racconto, “Qiu” 秋(autunno) di cui è protagonista una donna, una ostetrica, che non riesce a realizzarsi professionalmente. Nell’occasione del giorno commemorativo degli antenati, la donna torna nel suo villaggio natale, dove presso la casa in cui aveva trascorso la sua infanzia, vive la sua unica parente rimasta: la sorella. Questa, preoccupata per il fatto che ancora non sia sposata, le propone di incontrare un uomo molto più anziano di lei. Tutto ciò suscita nella donna un senso di profonda umiliazione che la spinge a chiudersi in se stessa, a riflettere tristemente sulla sua vita attuale e nostalgicamente sulla sua infanzia. E’ con estrema semplicità che Ye Shengtao espone la situazione. La descrizione della stanza della sua infanzia, chiusa da molti anni, coperta di polvere, si sovrappone alla situazione interiore della protagonista, ormai grande e autonoma, ma ancora chiusa, non realizzata, sentimentalmente e professionalmente. “…Girò la chiave spinse la porta: c’era un odore di stantio. Nella penombra di un tardo pomeriggio d’autunno, l’oscura mobilia le era a malapena riconoscibile dopo la sua lunga assenza. Apri’ le due finestre e vide che ogni cosa era ricoperta da uno strato di polvere…”.
Nella scena in cui, con la famiglia della sorella sale sul battello per andare a visitare la tomba degli antenati, è la nostalgia per i suoi genitori e della sua infanzia ad avere il sopravvento. La visione dei bambini che giocano con i loro genitori le fa ricordare quando anche lei era parte di una famiglia e riceveva l’amore dei propri cari.
Il tempo scorre ed è necessario saperlo cogliere e saper cambiare insieme ad esso.
Del 1933 “Duoshoulesanwudou” 多收了三五斗 (un po’ di guadagno in più). E’ una delle sue poche storie che parlano direttamente dei contadini. In un’annata favorevole per il raccolto, il prezzo del prodotto è molto calato e le prospettive di un guadagno anche minimo sono limitatissime. Ma recarsi in città è per i contadini, non solo un’occasione per comprare merci utili ma soprattutto per togliersi qualche piccola soddisfazione, acquistando gingilli per loro inusuali: dei dolcetti, uno specchio ovale in stile occidentale o un termos, utilissimo e assolutamente raro nel loro villaggio. Tutto ciò è un irrinunciabile motivo di svago per loro e una gioia per i piccoli, che fa dimenticare, per qualche breve momento, la propria misera condizione.
La povertà e le necessità delle popolazioni delle campagne, per Ye Shengtao rappresentano un valore umano ed estetico che gli permette di sottolineare la dignità di tutte le categorie dell’uomo. Nel passaggio seguente è commovente il suo realismo, intimo e partecipe verso la semplicità degli adulti, nel godere del riposo e di una cena in compagnia, e la gioia dei bambini nel trovare divertimento in qualsiasi cosa: “Tirarono fuori un po’ di cavoli in salamoia e della cagliata di fagioli dalla stiva del battello. Le loro donne cucinavano il riso a prua. In un attimo, i battelli uno dopo l’altro cominciarono a sbuffare, irritando gli occhi fino a farli lacrimare. I bambini saltellavano e combattevano nelle stive vuote o giocavano con la materia melmosa che galleggiava sulla superficie del fiume. Loro soltanto erano indescrivibilmente felici.”
La poetica di Ye shengtao è molto complessa, perché stratificata su diversi registri interpretativi.
In senso linguistico, (partendo dall’uso del volgare) si serve di un linguaggio accessibile a tutti ma non privo di raffinatezze e proprietà lessicali abilmente modellate. L’espediente del realismo invece, permette a Ye Shengtao di collocare il lettore nella posizione di protagonista: come personaggio, attraverso la verosimiglianza; come narratore, attraverso la leggibilità.
Durante il racconto il lettore si immedesima nei personaggi e nelle storie grazie all’abilità descrittiva dell’autore, che assume una dimensione plastica e tridimensionale, dove anche suoni e rumori sono percepibili quasi fisicamente. Il racconto “il Signor Pan nell’imbarazzo” (潘先生在难中Pan xiangsheng zai nan zhong, 1964), è la piccola odissea di un maestro di scuola di un villaggio di provincia, il quale, durante la guerra, per mettere al sicuro la moglie e i due figli, cerca alloggio, non senza difficoltà, nell’affollatissima metropoli di Shanghai, (inattaccabile, grazie alla presenza delle concessioni straniere) per poi ripartire alla volta del suo paese, per assolvere alle responsabilità di insegnante e tornare, nonostante lo stato di guerra, ad aprire la scuola. Il suo senso di responsabilità è alimentato dal pensiero del provveditore, al cospetto del quale il signor Pan prova un certo imbarazzo. Ma il susseguirsi delle vicende gli dimostreranno che questi è un uomo esattamente come lui, che è costretto a sottostare alle vicissitudini incontrastabili della guerra (dato che lo troverà accampato nell’edificio rosso , (un luogo adibito a rifugio dei paesani rimasti nel villaggio e con lui ed altri dividerà un materasso su cui riposarsi a turno).
La scena iniziale, in cui il treno e la stazione sono affollati all’inverosimile ed il signor Pan forma una catena umana con i familiari al fine di non perdersi, o quella in cui, con la moglie e i figli entra in una stanza d’albergo, rendono nettamente l’idea della percettività fisica di cui sopra: “…Quella della catena umana in realtà era una bella invenzione, ma non si poteva dire che non avesse i suoi svantaggi. Quando il treno stava per fermarsi, tutti i viaggiatori con le loro cose si precipitavano verso lo sportello, e la lunga coda di biscia formata dalla famiglia del signor Pan restava immobilizzata. Brandendo la valigia di lacca nera come testa d’ariete, facendo pressione col petto e con la pancia puntando in avanti, il signor Pan era riuscito ad avanzare fino ad appena due finestrini dallo sportello. Ma il figlioletto di sette anni stava ancora alla distanza di quattro finestrini e non si poteva muovere di un pollice, stritolato nel pigia-pigia dei viaggiatori tra i sedili; con le braccia stiracchiate una avanti e l’altra indietro, risucchiato a gran forza da tutte le parti, gli pereva che le braccia fossero li’ li’ per venirgli staccate, e implorava: Ah le mie braccia! le mie braccia!”
Nella scena dell’albergo: ” …Quando il signor Pan e famiglia seguirono il cameriere nella stanza, furono assaliti da una puzza di olio fritto mista a tanfo di orina. Il signor Pan contrariato borbottò tra se: Che odore disgustoso!, poi senti’ di là dal tramezzo lo sfrigolio del cibo fritto in padella, e capi’ che avevano vicino una cucina. Ma per quanto disgustoso fosse l’odore, era sempre meglio che venir fucilati o dormire allo scoperto, e sentendo che non c’era di che avvilirsi, si sedette beatamente e confortevolmente su una sedia”.
L’aspetto narrativo è forse l’elemento più interessante ed innovativo. Ye Shengtao non si serve di un narratore onnisciente, bensi’ di un personaggio ulteriore che si lascia coinvolgere nella storia e che ha un’identità indefinita o, potremmo dire, intercambiabile. Ogni lettore infatti potrebbe prenderne il posto (ed effettivamente lo fa nel momento in cui legge) e modificare, modellare, sulla propria esperienza, le vicissitudini del racconto; esattamente come avviene nelle fiabe per bambini, in cui l’ascoltatore è anche lettore e narratore, ed il narratore è anche lettore ed ascoltatore.
Vediamo un esempio sempre tratto da “l’ imbarazzo del signor Pan”: “…Il treno che aveva tenuto in ansia chissà quanta gente finalmente arrivò, a metter lo scompiglio nella grigia area della stazione. Ma noi non ci occuperemo del sollievo dei viaggiatori al termine del viaggio, né del giubilo della folla in attesa, né della grama entità delle mance dei facchini, noi ci occuperemo soltanto di uno dei viaggiatori arrivati da Jang-li: il signor Pan…”
Quella di Ye Shengtao è l’esperienza del raccontastorie, che conosce i destinatari del suo mestiere e che con il loro aiuto crea un mondo parallelo.
Cosi’, paradossalmente il narratore della realtà, l’ispiratore del realismo della letteratura cinese moderna, propone una visione della realtà, “totale”, in cui risulta immancabile la fantasia come elemento naturale dell’esistenza dei bambini.
Alessandro Ferro – Tie Baozi
NOTE
I
⑴ Lao She (Pseudonimo di Shu Qingqun;1899-1966) Scrittore e drammaturgo. Visse a Londra cinque anni. Tra i suoi lavori il più famoso è “Cammello Xiangzi”, del 1937, di cui esiste una versione in inglese “The rickshaw boy”, uscita negli USA nel 1945.
⑵ Ye Shengtao espresse più volte il suo tributo alla letteratura inglese, come nel passaggio seguente: “Se non fossi venuto in contatto con la letteratura inglese non avrei scritto”.
⑶ Nel Gennaio del 1917, veniva pubblicato sulla rivista “Gioventù Nuova” 新青年(Xinqingnian), un saggio scritto da Hu Shi 胡适, (allora studente alla Columbia University), dal titolo “Proposta per una riforma letteraria” (“Wenxuegailiangchuyi” 文学改良刍议), nel quale, tra i gli altri punti, si evidenziava la necessità di costruire un linguaggio nuovo in letteratura, più vicino alla lingua parlata, promuovendo l‘uso della lingua volgare. A rafforzare i significati di questo articolo, “Gioventù Nuova” pubblicò un editoriale di Chen Duxiu陈独秀, caporedattore della rivista, allora direttore del dipartimento di studi umanistici all‘Università di Pechino, in cui l‘autore poneva l‘accento sul ruolo educativo della letteratura, attaccando aspramente lo stile classico di matrice confuciana e additando il confucianesimo come il maggiore ostacolo per un rinnovamento del paese.
⑷ Le decisioni emerse della conferenza di Versailles, secondo cui la provincia cinese dello Shangdong, fino al termine del primo conflitto mondiale sotto l’autorità delle Germania, veniva attribuita al Giappone, provocarono a Pechino delle agitazioni popolari a cui parteciparono migliaia di studenti per protestare contro il governo incapace coltivare gli interessi del paese (già fin troppo oppresso dalla presenza straniera nelle principali città cinesi). A sedare le sommosse oltre alle forze del regime militarista filo-giapponese di Duan Qiurui(短期瑞), partecipò la polizia straniera.
Il movimento del 4 maggio 1919 viene considerato un evento fondamentale e molti studiosi indicano questa data come l’inizio della storia della Cina contemporanea.
⑸ Lu Xun (Pseudonimo di Zhou Shuren; 1881-1936) è il piu famoso scrittore cinese del Novecento. Trai i suoi lavori il romanzo breve “Diario di un pazzo” pubblicato sulla rivista Gioventù nuova nel 1918, che fu tra i primi testi in Bai Hua (lingua parlata).
⑹ Sul concetto di”sincronicità” nel YiJing 易经 (classico dei mutamenti), si veda la superba prefazione di C.G. Jung nell’edizione a cura di R. Wilhem: – I CHING il libro dei mutamenti – Milano, Adelphi, 1995.
II
⑴ Il commercio dell‘oppio proveniente dall‘India, gestito dagli inglesi, riscuoteva un enorme successo in Cina. Grazie al consumo da parte dei ceti medio-alti costituiva una grossa fonte di guadagno per le mafie locali.
⑵ L’atuorafforzamento veniva promosso soprattutto in campo militare. Intorno al 1960 all’interno della classe dirigente si avvertiva infatti la necessità di reagire alle minacce esterne (dei paesi occidentali) ed interne (delle rivolte popolari) e prendeva vita ‘il movimento YangWu 洋物 (letteralmente delle “cose d’oltremare”),con la convinzione di dover cogliere il segreto dello sviluppo dei paesi stranieri studiandone la tecnica e la scienza soprattutto bellica.
⑶ Nell’attività di traduzione, in questo periodo, si distinsero per quantità e prestigio due eruditi del tempo: Yan Fu (1853-1921) e Lin Shu (1852-1924).
⑷ La popolazione mancese, considerata storicamente straniera dallo stesso popolo cinese, ha origine nell’attuale provincia cinese del Jilin吉林, situata nel nord-est del paese. L’ultima dinastia imperiale, quella Qing 青era di origine mancese.
⑸ Kang Youwei (1858-1927) era il maggiore promotore di una politica riformatrice e fu tra i primi ad individuare nella tradizione confuciana un freno allo sviluppo del paese. Il suo pensiero si basava sulla convinzione secondo la quale il confucianesimo attuale era una falsificazione dei veri insegnamenti del maestro. La sua prospettiva di revisione della dottrina ufficiale è illustrata nella sua opera “DaTongShu” 大同书(la grande unità) .
⑹ Guangxu fu il decimo imperatore della dinastia Qing, che governò la Cina dalla metà del XVII secolo all’inizio del XX. Fu incoronato nel 1875, ma in realtà a guidare la Cina fu sua madre Cixi, visto che il povero Guangxu aveva solo quattro anni. Al compimento dei diciotto anni, nel 1889, ebbe i pieni poteri, sebbene l’influenza dell’imperatrice fosse comunque fortissima. Dieci anni dopo, iniziata la riforma politica, culturale e sociale che avrebbe dovuto ammodernare il paese e portare alla sua industrializzazione, nota come Riforma dei Cento Giorni, subì il colpo di stato da parte della madre e finì agli arresti. Morì in una “prigione dorata” nel 1908 a trentasette anni.
⑺ Il nome dei “Boxer” è comparso in occidente alla fine del 1899. Veniva usato per designare i membri di una società segreta, nata dalla famosa società del Loto bianco, che reclutava milizie dalle campagne, nel nordest della Cina, principalmente nella regione del Hebei-Shandong, per ribellarsi contro l’oppressione straniera. Veniva anche chiamata Società la giustizia e l’Armonia, ma esistono anche altre designazioni o traduzioni, come: Il Pugno della Giustizia e della Concordia… La società del Pugilato giusto e armonioso, o ancora le Milizie della Giustizia e della Concordia. Tra di loro si chiamavano Yi hetuan. Rifiutavano di usare le armi da fuoco, preferendo le armi bianche, e si dedicavano a un’arte marziale fondata su esercizi di scherma e di lotta tradizionale, una boxe rituale, sacra, da cui derivava il loro nome.
⑻ A seguito della disgregazione del territorio cinese dopo la caduta dell’impero e la nascita della repubblica nel 1912, il controllo politico venne preso da comandanti militari denominate “Signori della guerra”.
⑼ Chiang Kai-shek (Jiang Jieshi) (1887 - 1975) Fu militare e politico. Assunse la guida del Guomindang dopo la morte di Sun Yat-sen 孙一线, nel 1925. Comandò la “Spedizione settentrionale” per unificare la Cina contro i signori della guerra ed emerse vittorioso nel 1928come capo della Repubblica di Cina. Chiang guidò la Cina nella guerra di resistenza contro i giapponesi, durante la quale la sua statura all’interno della Cina si indebolì, ma la sua rilevanza internazionale crebbe, divenendo uno dei “Quattro Grandi” capi Alleati. Durante la guerra civile cinese, (1926-1949), Chiang tentò di sradicare i comunisti cinesi ma alla fine fallì, costringendo il suo governo a ritirarsi a Taiwan, dove funse come Presidente della Repubblica di Cina per il resto della sua vita.
⑽ La dinastia qing, o Manciù, fu l’ultima dinastia imperiale cinese. Regnò dal 1644 al 1911. Il suo ultimo erede fu Pu Yi溥仪, noto come l’ultimo imperatore.
⑾ Il Guomindang, (cinese:中國國民黨) (Zhongguo Guomindang), letteralmente Partito Nazionalista Cinese, è il partito politico fondato da Sun Yat-sen nel 1912. Definito partito del popolo, elaborò un programma che si riassumeva in tre principi: autonomia nazionale, democrazia politica, eguaglianza sociale. Oggi il Kuomintang è il partito di maggioranza a Taiwan e propone un riavvicinamento di Formosa alla Repubblica Popolare Cinese.
III
⑴ Mao Dun (Pseudonimo di Shen Yanbing 1896-1981) è autore di rilievo nel panorama letterario contemporaneo. Scrisse romanzi e raccolte di racconti, tra cui Zhi (eclissi) del 1930).
Zhou Zuoren (1885-1966) Fra i più importanti saggisti cinesi del’ 900. Fratello di Lu Xun.
⑵ Guo moruo (1892-1978) Poeta e narratore, fu influenzato dalla poesia inglese, americana e tedesca. Tra gli Innovatori della poesia cinese (abbandonò gli schemi tradizionali), il suo lavoro di maggior successo è la raccolta di poesie “Nusheng” (Dee) del 1921.
Yu Dafu (1896-1945) Scrisse romanzi e soprattutto racconti, notevoli per l’elemento dell’espressione individuale. Le sue opere pongono spesso l’enfasi sulle esperienze interiori come morbosità, solitudine e frustrazioni sessuali.
⑶ Il 30 maggio 1925 a Shanghai, vi furono delle sommosse di operai che protestavano contro il governo accusato di agevolare gli interessi delle industrie straniere (in particolare delle seterie giapponesi) a discapito dei lavoratori.
⑷ Il Sichuan è una vasta provincia situata nel centro della Cina, che ha per capitale Chengdu成都.
IV
⑴ Mao Zedong o Mao Tse-tung (Shaoshan, 26 dicembre 1893 – Pechino, 9 settembre 1976) rivoluzionario e politico. Fu portavoce del Partito Comunista Cinese dal 1943 alla morte. Sotto la sua guida, il partito salì al governo della Cina continentale a seguito della vittoria nella guerra civile cinese e della fondazione della Repubblica Popolare Cinese, di cui fu presidente, nel 1949. Mao sviluppò un marxismo-leninismo “cinesizzato”, noto come maoismo, e mentre era al potere collettivizzò l’agricoltura con il “Grande Balzo in avanti“. Il dittatore cinese forgiò, e in seguito ruppe, un’alleanza con l’Unione Sovietica e lanciò la Rivoluzione Culturale. A Mao viene attribuita la creazione di una Cina unificata e libera dalla dominazione straniera, per la prima volta dalla guerra dell’oppio, ed al tempo stesso vengono criticati l’uso sistematico della repressione e dei lavori forzati , lo sterminio di centinaia di migliaia di contadini nella riforma agraria del 1951, la carestia del 1958-1961 e la violenza della Rivoluzione Culturale. Mao Tse-tung viene comunemente chiamato Presidente Mao (毛主席, Mao Zhuxi). All’apice del suo culto della personalità, Mao era comunemente noto in Cina come il “Quattro volte grande”: “Grande Maestro, Grande Capo, Grande Comandante Supremo, Grande Timoniere (伟大导师,伟大领袖,伟大统帅,伟大舵手)”.
⑵ Nella primavera del 1942 un certo umero di autori di spicco, tra cui Ding Ling丁玲 e Ai Qing爱情, pubblicarono degli articoli che attaccavano le politiche del Partito Comunista. Il Partito rispose indicendo un convegno sulla letteratura e l’arte a Yan’An nell’estate dello stesso anno.
⑷ Luigi Pirandello (Agrigento 1867-Roma 1936)Nel suo “Saggio sull’Umorismo” del 1908, spiega che la Comicità provoca l’ “avvertimento del contrario” spingendo alla risata, cioè la percezione di una incongruenza estetica o drammaturgica in una scena; l’Umorismo suscità il “sentimento del contrario” che oltre che all’ilarità stimola la riflessione.
“…Nel comico manca la riflessione, per cui il riso, provocato dall’avvertimento del contrario, è genuino, ma sarebbe amaro in presenza della riflessione, perché questa toglierebbe il divertimento e porterebbe alla coscienza del dramma della condizione umana…”.
⑸ Zhuangzi fu il rappresentante del Taoismo dopo Laozi nel periodo degli Stati combattenti. Il Testo: Il “Zhuangzi” ora contiene 33 capitoli, suddivisi in interni, esterni e miscellanea. I primi sono stati scritti da Zhuangzi stesso, mentre gli altri contengono forse pezzi dei suoi studenti e di studiosi successivi.
OPERE
Letteratura
- “The Snowing Morning” Xuě zhāo 《雪朝》 (scritto con Zhu Ziqing etc.) (Poesie) 1922
- “Uno spaventapasseri” Dào cǎo rén 《稻草人》 (Novel) 1923
- “Sotto l’orizzonte” Xiàn xià 《線下》 (storie brevi) 1925
- “Ní Huànzhī (the name of the character)” 《倪煥之 》 (Romanzo) 1929
- “Monumento ad un eroe antico” Gǔ dài yīng xióng de shí xiàng. 《古代英雄的石像》 (racconti per bambini) 1931 .
- “Il cuore della letteratura” Wén xīn 《文心》(educazione) 1934 (scritto con Xia Mianzun 夏丏尊)
- “Un esercizio di Weiyanju” Wèi yàn jū xí zuò 《未厭居習作》 ( Prosa) 1935
- “Collezione di racconti di Ye Shengtao” Shèngtáo duǎn piān xiǎo shuō jí 《聖陶短篇小說集》 (raccolta di racconti) 1936
- “Raccolta di Ye Shaojun” Yè Shàojūn xuǎn jí 《葉紹鈞選集》 (raccolta) 1936
- “Una guida alla scrematura” Luè dú zhǐ dǎo jǔ yù 《略讀指導舉隅》(educazione) 1946, (co-written with Zhu Ziqing 朱自清)
- “Studio sulle fiabe” értóng Wénxué Yánjiū 《兒童文學研究》 1947
- “Guida ad una lettura intensiva” Jīng dú zhǐ dǎo jǔ yù yu.《精讀指導舉隅.》(educazione) 1948
- “Raccolta di scritti” Xiě zuò zá tán 《寫作雜談》 (educazione) 1951
- “Racconti per ragazzi” Yè Shèngtáo tónghuà xuǎn 《葉聖陶童話選》 (Fairy-Tale) 1956
- ” Collezione di Ye Shengtao” Yè Shèngtáo chūbǎn wénjí.《葉聖陶出版文集》 (Raccolta) 1958
- “Resistenza” Kàng zhēng 《抗爭》 (storie brevi) 1959
- ” La notte ” Yè 《 夜》 1959
- “Una storia ordinaria”《Píng cháng de gù shì 《平常的故事》 1959
- “Minuscola onda ” Wēi bō 《微波》 1959
- “Collezione di poesie” Qiè cún jí 《篋存集 》 (poesia) 1960
- “Il Signor Pan nell’imbarazzo” Pān xiān shēng zài nàn zhōng 《潘先生在難中》 (storie brevi) 1964
- “La prosa di Ye shengtao” Yè Shèngtáo Sǎnwén 《葉聖陶散文》 (prosa) 1983
- “Io e il Sichuan” Wǒ yǔ Sìchuān 《我與四川》 (prosa e poesia) 1984
- “Discorso sul saggio” Wén zhāng jiǎnghuà 《文章講話》 (scritto con Xia Mianzun 夏丏尊) (Educazione) 1997
- “72 Argomenti sulla letteratura” Wén huà qī shí èr jiǎng 《文話七十二講》 (educazione) 1999, (co-written with Xia Mianzun 夏丏尊)
Giornalismo
- “Sabato”, Rivista Lǐbàiliù《禮拜六》
- “Nuova rivista attualità di Shanghai ” Shànghǎi Shíshì Xīnbào《上海時事新報》
- “Quotidiano nazionalista di Shanghai ” Shànghǎi Mínguó Rìbào 《上海民國日報》
- “Settimanale letteratura” Wénxué Zhōubào 《文學周報》
- “Quotidiano verità” Gōnglǐ Rìbào 《公理日報》
- “mensile di lingua e letteratura cinese” Guówén Yuèkān《國文月刊》
- “Commentario di Suzhou” Sūzhōu Pínglùn 《蘇州評論》
- “Rivista delle donne” Fùnǚ Zázhì 《婦女雜誌》
- “Mensile di narrativa” Xiǎoshuō Yuèbào 《小說月報》
- “Studenti delle superiori” Zhōngxuéshēng 《中學生》
- “Adolescenti di Kaiming” Kāimíng Shàonián 《開明少年》
- “Autori cinesi” Zhōngguó Zuòjiā 《中國作家》
- “Educazione del popolo” Rénmín Jiàoyù 《人民教育》
- “Lingua cinese” Zhōngguó Yǚwén 《中國語文》
- “Poems” Shī 《詩》
- “La luce” Guangming 《光明》
- “Rivista di lingua cinese” Guowen Zazhi (《國文雜誌》)
- “Rivista per studenti delle superiori nella guerra”. Zhongxuesheng Zhanshi Banyue kan (《中學生戰時半月刊》)
febbraio 23rd, 2009 at 00:37
[...] Fonte: Chabuduo Dongxi Zazhi » 叶圣陶 YE SHENG TAO, un uomo del suo tempo [...]
febbraio 24th, 2009 at 10:21
Alessandro, grazie di averci fatto conoscere questo scrittore che riesce a sublimare nell’arte della letteratura la sofferenza della povera gente. In effetti l’arte non dovrebbe mai essere separata dalla vita. In fondo siamo tutti dei creatori potenziali e se, come diceva Joseph Beuys, ognuno di noi utilizzasse la propria creatività, saremmo tutti degli esseri liberi.
Esistono delle traduzioni in italiano delle sue opere? Mi è venuta la voglia di leggerlo.
marzo 5th, 2009 at 13:23
purtroppo non esistono che due o tre traduzioni in italiano, praticamente irreperibili.
ne ho una che ti manderò scannerizzata al più presto
un caro saluto
ti mando un suo scritto ed una bibliografia di traduzioni in inglese:
Ye Shengtao works in translation:
“Horse-bell Melons.” Tr. Jason Wang. In Modern Chinese Stories and Novellas. 106-116.
How Mr Pan Weathered the Storm. Beijing: Panda Books, 1987. [“A Life,” “Bitter Greens,” “A Stroll at Dawn,” “How Mr Pan Weathered the Storm,” “The Package,” “Night,” “A Trainee,” “A Declaration,” “A Minor Flutter,” “A Year of Good Harvest,” “Lotus Root and Water Shield,” “Before Leaving,” “Traveller’s Words,” “Selling Gingko’s,” “Late-Night Food,” “Three Kinds of Boats,” “Ox,” “The Goose Sands by Sheepskin Raft,” “The Seed,” “The Thrush,” “The Scarecrow,” “The Statue of the Ancient Hero,” “The Emperor’s New Clothes,” “The Sensitive Plant,” “The Silkworm and the Ant,” “The Language of Birds and Animals,” and “The Experience of a Locomotive”]
“Intellectuals” [Zhishifenzi]. Tr. David Pollard. In Pollard, ed., The Chinese Essay. NY: Columbia UP, 2000, 182-87.
“A Lifetime.” Tr. Stanley Munro. In Genesis of a Revolution. An Anthology of Modern Chinese Short Stories. Singapore: Heinemann, 1979, 147-54.
“Mr. Pan in Distress.” In Harold R. Isaacs, ed., Straw Sandals. Cambridge: M.I.T. Press, 1974, 84-106. Also trans. as “How Mr. Pan Weathered the Storm.” by Tang Sheng. Chinese Literature, 5 (1963): 3-22.
“My Own Patch of Green” [Tianjing li de zhongzhi]. Tr. David Pollard. In Pollard, ed., The Chinese Essay. NY: Columbia UP, 2000, 178-82.
“Neighbours.” Tr. Wang Chi-chen. In Contemporary Chinese Stories. NY: Columbia UP, 1944, 174-80.
“On the Bridge.” Tr. Donald Holoch. Bulletin of Concerned Asian Scholars 8 (1976): 21-27.
“On the Literary Arts (excerpts).” Tr. Kirk A. Denton. In Denton, ed., Modern Chinese Literary Thought. Stanford: Stanford UP, 1996, 162-68.
A Posthumous Son and Other Stories. Tr. Bonnie McDougall. HK: Commercial Press, 1979.
The Scarecrow: A Collection of Stories for Children. Peking: FLP, 1963.
Schoolmaster Ni Huan-chih. Beijing: FLP, 1956.
“Solitude.” Tr. Frank Kelly. In Lau, Hsia, Fee, eds., Modern Chinese Stories and Novellas 1919-1949. NY: Columbia UP, 1981, 95-105.
“Three to Five Bushels More.” In Straw Sandals: Chinese Short Stories, 1918-1933. Cambridge: MIT Press, 174, 337-47. Also as “A Year of Good Harvest.” Tr. Gladys Yang. Chinese Literature 4 (1960): 37-45.
“Three Kinds of Boats” [San zhong chuan]. Tr. David Pollard. In Pollard, ed., The Chinese Essay. NY: Columbia UP, 2000, 167-78.
Traveller’s Words
By Ye Shengtao
The best time to depart after all is at noon on a fine, bright day.
“Everything’s fine. Go back on shore, it’s almost time to leave.” I say this with seeming courage but, in fact, given the situation, I cannot speak otherwise. And yet it is not entirely false. Pears and bananas have already been bought for me. There is nothing more to be said. The hustle and bustle of the ship’s crew and the fragrant steaminess of the cabin can no longer provide distraction. We are silently crowded together and suddenly the invisible web around my desolate heart tightens still more — surely it would be better to part a little sooner?
What I cannot explain to myself is that I felt compelled to escort them to the ship’s rail and, indeed, to go with them down the gangplank and on to the quayside. Was I not just about to set off on a journey? In the end I took on the role of host. A host sees off his guests before turning back to enter his home and see his own people. And yet, this time — what of this turning back?
It was certainly not cowardice that made me look casually elsewhere as I promised to obey the admonition, “Write soon.” Nor did I feel anything except that suddenly my heart was like a void (to be honest, it is indescribable). At last I knew that I should go back on board, so I climbed the gangway, combing through my dishevelled hair with my fingers as I went.
Leaning against the ship’s rail, I watched those on shore move off a short distance before turning to wave in this direction. Without awaiting instruction my right hand flew up and waved domineeringly above my head. It came to me then that this was a very beautiful situation with a flavour worth savouring. When I looked again towards those on shore I found no trace of them — perhaps they had turned a corner to board a streetcar.
Any phenomenon not yet experienced makes a layman out of the uninitiated and so when it is finally experienced, it is hard to avoid laughing at oneself. At first I had believed that on leaving the mouth of the Wusong there would be a vast expanse of sea and sky with mountainous waves beating against the ship and dispersing like torn silk and tossed pearls, and so I leaned against the ship’s rail and waited. Imagine my surprise that, on leaving the estuary, there should still be endless sandy beaches and a continuous line of green mountains, the sea remaining as calm as before and the ship as steady and yet, while my field of vision might not have widened greatly, it did seem somehow much emptier. However, it was no more interesting than taking a small steamer on inland waters. And so, disappointed, I returned to my cabin and climbed into my upper berth, reading perforce to pass the time. The gentleman in the lower berth had long been emitting the occasional, abrupt snore.
I had not read many pages before I felt a reverie come upon me. “Reverie” is the correct term, for I was certainly not asleep — I was still aware of the noise of the engine and the ship’s movement, but it was simply an awareness without a trace of thought or emotion. This reverie was like an acute drunken spell — I passed the night and it was morning again, but I did not awake other than to get up out of necessity on occasion to eat biscuits, beef and bananas and the like, just letting it take its course — remaining in my reverie.
Is this not how life must be in a cradle? I have no recollection of my infancy, but surely it must have been rather like this, just an awareness with no thought or emotion? Naturally even the pain of parting is given temporary leave of absence.
I have never been this close to nature before and feel a great enhancement in my interest. Beyond my study window, and with only a field between, the Min River flows lazily on. The mountains on the other bank extend out and pile upwards, sometimes newly adorned in bright green and sometimes covered in a light veil of mist. Sometimes clouds appear as if from nowhere to link the mountains with the house and then they seem even more to abound with strange vistas. The field outside my window is the territory of several dozen sheep and ten cows. The shepherd apparently does not encourage a laissez faire attitude, for as soon as his troops have eaten he starts prodding them with a bamboo stick and orders them back. I often hear what sounds like people cutting the grass and then think how free those cows are, still wandering at will in the field. It is their milk that I drink every day — thick, white and fragrant — there is no bounty like it.
My bedroom window looks out on to the foot of a mountain with bare black rocks, stunted pines and a ravine through which spring water rushes. Occasionally when one or two people go to the mountaintop to gather firewood I watch their tiny shapes moving around up there and catch the faint and indistinct rustling sound of dry grass. It is like the realm of a hermit from ancient times, read about in some poem or seen in a painting. There is certainly something fresh and appealing about being a hermit from ancient times for a while.
The moon is still up there in the mountains and the gorges, vast and dark, seem even gloomier. A wind gets up, its constant sharp whistling accompanied by the soughing of the pines. Suddenly I remember a scene from my childhood: I went hiking with classmates on Tianping Mountain and we stayed overnight at Gaoyiyuan on ricestraw mattresses lying haphazardly on the ground. I awoke in the middle of the night. There was no light whatsoever, just a sound like a rushing flood, a sound which seemed to encompass all else; I felt chilled and wrapped my cover more firmly around me. I was unable to sleep and until dawn broke all I could do was try and identify that deafening yet overpoweringly silent and profoundly significant sensation. In thirty years that is the only time I have ever made a “mountain sojourn.” And now I hear that sound again, yet while it is not as awesome as on that night, I will be hearing more of it as the winds increase. Whether or not I can always maintain that child-like sense of awe I do not know….
There are crickets here, lots of crickets and, after all, any place without crickets is an accursed anomaly. I lie on the bed and listen: what a marvellous ensemble they make! Sometimes manifold and garrulous, sometimes in complete unison, yet always it feels just right and thoroughly pleasing to the ear. In their midst is a kind unknown to me whose call is resonant and long, like string music, arousing the fancy that one is watching a musician playing leisurely.
The sound of the pines and the insects gradually diminishes, diminishes and at last disappears….
Cangqian Mountain is practically just a garden, a road, a clump of flowers, a house and a driver, each of which has a poetic quality to them. Especially captivating is that time when the evening sunlight fades, a bell sounds from the temple and girls with flowered paper umbrellas walk under the green shade.
Accompanying Shaoyu and his wife on a walk in the mountains I recognized the very similar litchi and longan trees and the banyan tree with its long, wispy, floating aerial roots. Looking towards the mountain where we lived, we saw sunset clouds the colour of rouge in the west. We sat on a low brick wall by the road to rest. Gradually it became darker all around and the distant mountains looked like nothing more than a few faint brust-strokes staining grey paper. Countrywomen hurried home, turning naturally to look at us as they passed. They made me think of people from ancient times when I saw their unsophisticated appearance and strange ornaments (the most eye-catching being three very long silver hair-pins, like three small swords, two placed horizontally and the other vertically, to hold the hair fast. I thought that if two of them walked abreast the horizontal pins would cut the other person’s head). Furthermore it seemed to me that any element of modernity or any kind of dispute would become as hazy as the distant mountains here, as if deep within a dream.
There was no moon on the night of the Mid-autumn Moon Festival, but that was alright because I had not hoped to see a mid-autumn moon anyway. It was like any ordinary moonless night and I was shut up in my study doing some homework under the broad, beautiful sweep of lamplight before going to bed.
The next evening the sky was full of clouds and the surface of the river was dark. A west wind shook the window lattices until they rattled. Suddenly I fell as if everything were wrong. And yet it cannot be “everything” — one has to make a stand somewhere and this time I made mine by leaning listlessly against the window. Yet what point is there in being listless?
It seemed as if Shaoyu had guessed something because he walked over to urge me to take a stroll by the river. Waves slapped and dashed against the rocks on the beach. A broad-sweeping yet very light sound like the wind spread over the surface of the river — the tide was retreating again. I quoted a couple of lines from one of my old poems:
The tide’s sound has not yet changed,
But already the traveller’s mood is different.
Seven years ago I saw Molin off to Nantong. Leaving town, staying overnight in a hotel by the river and waiting for a boat served to make me a lonely traveller. The desolate waterfront was more than enough to make one sad, especially on a night of parting, and I truly felt as if nothing were quite right. A thought came to my mind and I made up a poem to help pass the time. The lines above are from that poem. Ah, once again it is the sound of the tide and the traveller’s mood!
This “traveller’s mood” is exactly like thick winter clouds which even the wind cannot disperse. They just amass and grow still thicker — and what good is there in this medicinal stroll? It was almost dark when we returned to the room but we did not light the lamps for a while, sitting instead in the dim dusk. I said, “Jiequan in Beijing used to say there was something special about sitting for a while as dusk deepens and a faint glow comes from the stove.” Shaoyu made an assenting sound but said nothing more. How strange it was that both our voices should sound so very isolated, as if we were in a vast, open and eternally soundless void which reverted to silence as our few sounds, making barely a ripple, died away.
There is undoubted pain in think of that “something special” of which Jiequan spoke. His “something special” certainly was “special” and I can appreciate what he meant.
After the lamps were lit letters eagerly awaited and not easily obtained arrived unexpectedly. A paddle-boat had come here yesterday. The first letter made my heart constrict again. The second was from Pingbo. He mentioned some random jottings I had written several days previously, “After all, there is no alternative to this waiting and one cannot but lament, and yet if one does lament, one feels as though one is sinking into weakness. In the end there is nothing to be done and that’s the truth….”
I feel as if this is weakness and so I should not be lamenting.
And yet I think what is there to lament about? Missing my old home? All that is fit to be missed at home are things like lotus root and water shield, and are they worth lamenting over? Missing the apartment in the city that is like a pigeon-roost? I am not pigeon, so why should I lament if I flew away? Frankly, in brief, it is simply the desire to live together with those I love most dearly that has suddenly made me dissatisfied, that is all. Where is life’s interest if one cannot live with those one loves best? It is because I am dissatisfied that I lament and, in truth, what weakness is there in that? Indeed, why should I not lament?
A lamenting heart is like fuel to a lit fire — thick smoke comes belching out before flames appear. Pingbo’s letter is like a piece of firewood which kindles on being put close and then starts to blaze….
October 1, 1923
Translated by Alison Bailey
Originally published in Chinese Literature magazine (No. 3, 1985)
marzo 7th, 2009 at 09:42
Ciao Ale, ciao Francesca.
Scusate, ma sono stato incasinatissimo ed il commento di Ale è rimasto a galleggiare per due giorni, hen dui bu qi!
Rileggendo e ripensando all’articolo su Nushu, così come a quello su Ye Shengtao, e poi ripensando ad il sasso lanciato della letteratura e della poesia Birmana, davvero è evidente che potremmo dedicare uno spazio definito ed incentrato sulla letteratura, in cui inserire e discutere elementi di poesia, traduzioni, commenti, anche nostre opere di cui ci piacerebbe renderne la fruibilità a prescindere da future/eventuali pubblicazioni.
Ditemi che cosa ne pensate (Ale già mi avevi detto di farlo per la poesia!!!), soprattutto su quale struttura e piattaforma vorreste che queste cose fossero disponibili alla lettura ed alla scrittura.
Inoltre ci sarebbe l’enorme lavoro mio e di mia mamma su “La Cassure” di Faye, che aprescindere dalla sua pubblicazione vorrei in parte divulgare sul web.
Stavo infatti già lavorando alla codifica del 1° capitolo del romanzo, dal manoscritto di mamma, sotto standard TEI, per poi applicarci sopra fogli di stile che “riproducano” le correzioni, le aggiunte ampliamenti, ecc…
Per quanto rifguarda Ye Shengtao, beh! Se non ci sono traduzioni in Italiano, forse chi ha i talenti giusti potrebbe cimentarsi
Daio oggi, dai domani, se io sono riuscito a tradurre e studiarmi il Dongba senza praticamente avere 1 minuto libero, sicuramente riusciremo a portare avanti qualcosa.
Bonaaaa
marzo 7th, 2009 at 09:44
correggo “opere” con “lavori”…cioè magari soprattutto per quanto mi riguarda
Per Francesca ed Ale, benissimo “opere”
buon weekend jiejie e gege!!!
marzo 7th, 2009 at 09:58
[...] lavoro di un amico! Un lavoro superbo, del mio fraterno e compagno di VICINA Alessandro, Tie Baozi, dedicato a 叶圣陶 Ye Shengtao, scrittore, letterato, fondatore dell’Associazione 文學研究會 per lo studio della [...]
ottobre 31st, 2009 at 12:51
Dopo l’articolo dedicato a Nushu della carissima Jiejie Francesca (adesso divenuto pagina fissa, così come sarà per questo lavoro straordinario!!!), con grandissima gioia ritorno a presentare il lavoro di un amico! Un lavoro superbo, del mio fraterno e compagno di VICINA Alessandro, Tie Baozi, dedicato a 叶圣陶 Ye Shengtao, scrittore, letterato, fondatore dell’Associazione 文學研究會 per lo studio della letteratura, la cui vita intera (28 Ottobre 1894 – 16 Febbraio 1988) è stata dedicata alla scrittura, alla pubblicazione del all’educazione al linguaggio (文學為人生).
Il lavoro di Tie è suddiviso in 4 sezioni, delle quali la I è una panoramica introduttiva sulla straordinaria figura di 叶圣陶, sulla sua concezione di “letteratura per la vita” e come riflesso speculare del mondo e della realtà circostante, dunque di sguardo “allenato” all’osservazione “non necessario soltanto per il bene della letteratura, piuttosto, occhi allenati, in realtà nutrono la vita”. Un altro aspetto fondamentale della poetica di 叶圣陶 èil concetto di educazione, con un orvesciamento della prospettiva nel rapporto allievo-maestro per la realizzazione della condizione di sviulppo, nello studente, di un proprio modello di valutazione ed in senso critico individuale.
Questo conceto, per me interessantissimo e davvero urgente in ambito educativo scolastico ed extra-scolastico, urgenza derivata dalla personale esperienza in ambiti accademici ed in strutture sportive regionali e nazionali, è sviluppato ed approfondito da Tie nella IV sezione, assieme ad il concetto di “vissuto come argomento letterario” che emerge dalle parole dello stesso 圣陶 che Tie cita puntualmete e che ivi riporto: “…guardando indietro, mi sembra di non aver mai scritto niente di cui avessi soltanto una vaga conoscenza. In altre parole, non posso scrivere di qualcosa semplicemente immaginandola, benchè non voglia bandire l’elemento fantastico. Ho vissuto nelle metropoli, nelle città e nei villaggi, ed ho scritto di ciò che ho osservato. Come insegnante ho conosciuto qualcosa a proposito della vita nel mondo dell’educazione, e di questo ho scritto. Seppur in modo superficiale ho assistito al graduale sviluppo della rivoluzione cinese ed anche di ciò ho scritto…”
Grazie Tie di questo lavoro prezioso, che in primis mi ha fatto conoscere l’esistenza e mi ha introdotto all’opera di uno scrittore unico, la cui poetica trova nella mia piccola esperienza punti di contatto e di confronto interessantissimi con Jean Pierre Faye, in molteplici ambiti, come la definizione di un “nuovo” linguaggio letterario , dello stile, dei temi della letteratura, così come espresso in Le récit hunique – il racconto dell’Unno, in cui l’Unno, tornato al proprio villaggio dopo uno straordinario viaggio nel futuro “Nuovo Mondo”, racconta ai compaesani ignari perfino dell’esistenza di quel continente, mai “usciti” dalla propria realtà e dai propri confini, l’esperienza straordinaria del proprio vissuto.
你爱的朋友羞龍
aprile 16th, 2010 at 17:12
[...] amico! Un lavoro superbo, del mio fraterno e compagno di VICINA Alessandro, Tie Baozi, dedicato a 叶圣陶 Ye Shengtao, scrittore, letterato, fondatore dell’Associazione 文學研究會 per lo studio della [...]